Collezione Giuseppe Iannaccone

Opera

Ojih Odutola Toyin, The treatment 19, 2015, inchiostro di penna e matita ad inchiostro gel su carta, 30.48 × 22.86 cm

BIografia

Ojih Odutola Toyin

Toyin Ojih Odutola è nata a Ife, in Nigeria nel 1985 e cresciuta in Alabama. Studia Arte e Comunicazione presso l'Università dell’Alabama, ad Huntsville nel 2008, per poi specializzarsi al California College of the Arts nel 2012.

Il suo lavoro si concentra sul senso socio politico del colore della pelle e lo fa attraverso i disegni multimediali. Esplora il suo personale viaggio, che parte dalla Nigeria fino ad arrivare in Alabama dove assimila la cultura americana di un paese notoriamente conservatore.

Quando le è stato chiesto perché la maggior parte dei suoi soggetti siano neri, l’artista risponde: “Di sicuro sono persone nere perché sono disegnate con una penna nera, ma non tutte i personaggi sono Afro Americani. Una cosa con cui mi piace giocare è il significato di “Che cosa è nero?” E’ perché lo disegno? È perché sembra nero? E’ perché tu pensi che sia nero? O forse perché gran parte di questo è solo un filtro, e i filtri vengono ostruiti da come le persone vedono e percepiscono l’immagine, che è e allo stesso tempo non è quello che sembra”.

Attraverso l'inchiostro nero della penna a sfera, Toyin Odutola tratta la pelle come una topografia, mette strati di colore per mappare la geografia soggettiva, individuale, costruita dalle esperienze di vita reale. Interessata alla storia dei tessuti africani, ispirano le ricche trame che l’artista crea sul volto dei suoi personaggi, minando l’oscurità nei suoi disegni.

Usando la penna a sfera, la grafite, il pastello e il carboncino neri, Odutola subordina la rappresentazione e la narrazione dei fatti alla costruzione di un'immagine aperta, dove l’importanza è data dalla forma, dalle linee, dai segni. I ritratti hanno una loro individualità e negano la specificità razziale.

L'oscurità, per lei, non è solo il suo soggetto; è anche la sua domanda. Storicamente, in una lettura ristretta, l'oscurità diventa unilateralmente un significante della razza. Ma nel lavoro di Odutola, la razza è lì e allo stesso tempo non c'è.

I ritratti quindi esplorano come liberare l'oscurità da un significato solo razziale ed aprirla alla mitologia, al razzismo, alla bellezza e alla vita. Gli individui popolano i suoi ritratti ma rimangono in conversazione con qualcosa di meno conoscibile della loro identità, diventando quasi monolitici.

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Opera

Ojih Odutola Toyin, Lailai Tun Bere, 2018, carboncino, pastello e matita su carta, 60.96 × 48.26 cm

BIografia

Ojih Odutola Toyin

Toyin Ojih Odutola è nata a Ife, in Nigeria nel 1985 e cresciuta in Alabama. Studia Arte e Comunicazione presso l'Università dell’Alabama, ad Huntsville nel 2008, per poi specializzarsi al California College of the Arts nel 2012.

Il suo lavoro si concentra sul senso socio politico del colore della pelle e lo fa attraverso i disegni multimediali. Esplora il suo personale viaggio, che parte dalla Nigeria fino ad arrivare in Alabama dove assimila la cultura americana di un paese notoriamente conservatore.

Quando le è stato chiesto perché la maggior parte dei suoi soggetti siano neri, l’artista risponde: “Di sicuro sono persone nere perché sono disegnate con una penna nera, ma non tutte i personaggi sono Afro Americani. Una cosa con cui mi piace giocare è il significato di “Che cosa è nero?” E’ perché lo disegno? È perché sembra nero? E’ perché tu pensi che sia nero? O forse perché gran parte di questo è solo un filtro, e i filtri vengono ostruiti da come le persone vedono e percepiscono l’immagine, che è e allo stesso tempo non è quello che sembra”.

Attraverso l'inchiostro nero della penna a sfera, Toyin Odutola tratta la pelle come una topografia, mette strati di colore per mappare la geografia soggettiva, individuale, costruita dalle esperienze di vita reale. Interessata alla storia dei tessuti africani, ispirano le ricche trame che l’artista crea sul volto dei suoi personaggi, minando l’oscurità nei suoi disegni.

Usando la penna a sfera, la grafite, il pastello e il carboncino neri, Odutola subordina la rappresentazione e la narrazione dei fatti alla costruzione di un'immagine aperta, dove l’importanza è data dalla forma, dalle linee, dai segni. I ritratti hanno una loro individualità e negano la specificità razziale.

L'oscurità, per lei, non è solo il suo soggetto; è anche la sua domanda. Storicamente, in una lettura ristretta, l'oscurità diventa unilateralmente un significante della razza. Ma nel lavoro di Odutola, la razza è lì e allo stesso tempo non c'è.

I ritratti quindi esplorano come liberare l'oscurità da un significato solo razziale ed aprirla alla mitologia, al razzismo, alla bellezza e alla vita. Gli individui popolano i suoi ritratti ma rimangono in conversazione con qualcosa di meno conoscibile della loro identità, diventando quasi monolitici.

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