Collezione Giuseppe Iannaccone

Opera

Scipione, Natura morta con piuma, 1929, olio su tavola, 45.5 cm

BIografia

Scipione

Gino Bonichi, detto Scipione, è nato a Macerata nel 1904 ed è morto ad Arco di Trento nel novembre del 1933. Scipione fu lettore instancabile e curioso. La letteratura arricchiva il suo immaginario, lo aiutava a “provocare e a identificare i propri fantasmi, a ordinare una realtà sbriciolata, a sollecitare continue variazioni sul tema depurandole di volta in volta, ora metafora ora allegoria, ora evocazione ora provocazione”. La sua necessità di tradurre in immagini ciò che leggeva era per lui uno stimolo alla creazione di un personale universo popolato di simboli e allegorie. Lontano da qualsiasi intento illustrativo, Scipione “si affida all’immaginazione, lascia correre la fantasia”. Giuseppe Iannaccone scrive: “Mi sono sempre piaciute le persone capaci di emozioni forti, e soprattutto quelle che riescono a esprimerle. Scipione era uno di quelli. Non aveva limiti, non aveva tabù. Nelle sue opere non si riconosce solo il grande pittore e il grande poeta che è stato, ma prima di tutto la sua vitalità di uomo, il suo entusiasmo nei confronti dell’esistenza in tutte le sue manifestazioni, nonostante la morte incombente. Esprime nei suoi lavori l’amore per la vita tramite il suo opposto, tramite la paura di perderla". Negli anni ha collezionato un buon numero di disegni, frutto della sua straordinaria immediatezza d’invenzione, un’interessante tavola giovanile raffigurante un Angolo di Collepardo dove era solito passare l’estate per curarsi e il Profeta in vista di Gerusalemme. “venne fuori un altro cavallo, rosso; e a colui che lo cavalcava fu dato il potere di togliere la pace dalla terra affinché gli uomini si uccidessero gli uni gli altri”. Il profeta, con le mani giunte e rivolte al cielo, pare implorare il Signore come l’artista alla fine dei suoi giorni: “Castigami, che io senta le mie colpe, in vita; ma voglio la salvezza. Voglio dormire puro come il pane. Voglio gettarmi sulla terra senza contaminarla. Fa’ che io possa avvicinarmi a te. Dammi la forza per vincere”. I pochi elementi disseminati nel paesaggio afoso e desertico, il bucranio, il serpente strisciante tra le zampe del cavallo, l’albero rinsecchito, sono il simbolo di quel dolore che l’artista vuole vincere. Scipione “cerca la resurrezione, vagheggia un’età nuova, vuole sfuggire agli oscuri atomi del male che lo attanaglia”. Il pittore accentua in questo dipinto l’uso dei “graffi”, ottenuti sulla tavola raschiando la materia con il manico del pennello. I solchi delle linee, provocati sul colore appena steso, amplificano l’aridità del paesaggio bruciante. L’opera fu presentata per la prima volta nel novembre del 1930 alla Galleria di Roma, dove Scipione espose con Mafai. La mostra, organizzata da Pier Maria Bardi, fu per i due una “vera rivelazione”.

Opere Correlate

Artista: Scipione Mostra tutte le opere (10)


Studio per i Fichi spaccati , 1929


Villa Corsini, 1929


Paesaggio a Collepardo, 1929 ca


Autoritratto, 1930


I masturbatori / La coppia scombinata, 1930

Anno: 1929 Mostra tutte le opere (12)


Marina, 1929


Paese per la casetta (Vasto), 1929


Tramonto sul Lungotevere, 1929


Lo scialle verde, 1929


Ritratto di giovane, 1929

Movimento: Scuola di via Cavour Mostra tutte le opere (19)


Strada con casa rossa, 1928


Tramonto sul Lungotevere, 1929


Autoritratto, 1933 ca


Garofani bianchi con mammole, 1936 ca


La lettura, 1942

Tema: Natura Morta Carte da gioco Mostra tutte le opere (33)


L'armadio, 1938


Soprabito sul divano, 1941


Senza titolo, 2013


Pesce e coltello, 1940


Man on Bed with Birds, 2010

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (167)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940

Opera

Scipione, Studio per i Fichi spaccati, 1929, matita su carta, 21 cm

BIografia

Scipione

Gino Bonichi, detto Scipione, è nato a Macerata nel 1904 ed è morto ad Arco di Trento nel novembre del 1933. Scipione fu lettore instancabile e curioso. La letteratura arricchiva il suo immaginario, lo aiutava a “provocare e a identificare i propri fantasmi, a ordinare una realtà sbriciolata, a sollecitare continue variazioni sul tema depurandole di volta in volta, ora metafora ora allegoria, ora evocazione ora provocazione”. La sua necessità di tradurre in immagini ciò che leggeva era per lui uno stimolo alla creazione di un personale universo popolato di simboli e allegorie. Lontano da qualsiasi intento illustrativo, Scipione “si affida all’immaginazione, lascia correre la fantasia”. Giuseppe Iannaccone scrive: “Mi sono sempre piaciute le persone capaci di emozioni forti, e soprattutto quelle che riescono a esprimerle. Scipione era uno di quelli. Non aveva limiti, non aveva tabù. Nelle sue opere non si riconosce solo il grande pittore e il grande poeta che è stato, ma prima di tutto la sua vitalità di uomo, il suo entusiasmo nei confronti dell’esistenza in tutte le sue manifestazioni, nonostante la morte incombente. Esprime nei suoi lavori l’amore per la vita tramite il suo opposto, tramite la paura di perderla". Negli anni ha collezionato un buon numero di disegni, frutto della sua straordinaria immediatezza d’invenzione, un’interessante tavola giovanile raffigurante un Angolo di Collepardo dove era solito passare l’estate per curarsi e il Profeta in vista di Gerusalemme. “venne fuori un altro cavallo, rosso; e a colui che lo cavalcava fu dato il potere di togliere la pace dalla terra affinché gli uomini si uccidessero gli uni gli altri”. Il profeta, con le mani giunte e rivolte al cielo, pare implorare il Signore come l’artista alla fine dei suoi giorni: “Castigami, che io senta le mie colpe, in vita; ma voglio la salvezza. Voglio dormire puro come il pane. Voglio gettarmi sulla terra senza contaminarla. Fa’ che io possa avvicinarmi a te. Dammi la forza per vincere”. I pochi elementi disseminati nel paesaggio afoso e desertico, il bucranio, il serpente strisciante tra le zampe del cavallo, l’albero rinsecchito, sono il simbolo di quel dolore che l’artista vuole vincere. Scipione “cerca la resurrezione, vagheggia un’età nuova, vuole sfuggire agli oscuri atomi del male che lo attanaglia”. Il pittore accentua in questo dipinto l’uso dei “graffi”, ottenuti sulla tavola raschiando la materia con il manico del pennello. I solchi delle linee, provocati sul colore appena steso, amplificano l’aridità del paesaggio bruciante. L’opera fu presentata per la prima volta nel novembre del 1930 alla Galleria di Roma, dove Scipione espose con Mafai. La mostra, organizzata da Pier Maria Bardi, fu per i due una “vera rivelazione”.

Opere Correlate

Artista: Scipione Mostra tutte le opere (10)


Natura morta con piuma, 1929


Villa Corsini, 1929


Paesaggio a Collepardo, 1929 ca


Autoritratto, 1930


I masturbatori / La coppia scombinata, 1930

Anno: 1929 Mostra tutte le opere (12)


Marina, 1929


Paese per la casetta (Vasto), 1929


Tramonto sul Lungotevere, 1929


Lo scialle verde, 1929


Ritratto di giovane, 1929

Opera

Scipione, Villa Corsini, 1929, olio su tavola, 36.5 cm

BIografia

Scipione

Gino Bonichi, detto Scipione, è nato a Macerata nel 1904 ed è morto ad Arco di Trento nel novembre del 1933. Scipione fu lettore instancabile e curioso. La letteratura arricchiva il suo immaginario, lo aiutava a “provocare e a identificare i propri fantasmi, a ordinare una realtà sbriciolata, a sollecitare continue variazioni sul tema depurandole di volta in volta, ora metafora ora allegoria, ora evocazione ora provocazione”. La sua necessità di tradurre in immagini ciò che leggeva era per lui uno stimolo alla creazione di un personale universo popolato di simboli e allegorie. Lontano da qualsiasi intento illustrativo, Scipione “si affida all’immaginazione, lascia correre la fantasia”. Giuseppe Iannaccone scrive: “Mi sono sempre piaciute le persone capaci di emozioni forti, e soprattutto quelle che riescono a esprimerle. Scipione era uno di quelli. Non aveva limiti, non aveva tabù. Nelle sue opere non si riconosce solo il grande pittore e il grande poeta che è stato, ma prima di tutto la sua vitalità di uomo, il suo entusiasmo nei confronti dell’esistenza in tutte le sue manifestazioni, nonostante la morte incombente. Esprime nei suoi lavori l’amore per la vita tramite il suo opposto, tramite la paura di perderla". Negli anni ha collezionato un buon numero di disegni, frutto della sua straordinaria immediatezza d’invenzione, un’interessante tavola giovanile raffigurante un Angolo di Collepardo dove era solito passare l’estate per curarsi e il Profeta in vista di Gerusalemme. “venne fuori un altro cavallo, rosso; e a colui che lo cavalcava fu dato il potere di togliere la pace dalla terra affinché gli uomini si uccidessero gli uni gli altri”. Il profeta, con le mani giunte e rivolte al cielo, pare implorare il Signore come l’artista alla fine dei suoi giorni: “Castigami, che io senta le mie colpe, in vita; ma voglio la salvezza. Voglio dormire puro come il pane. Voglio gettarmi sulla terra senza contaminarla. Fa’ che io possa avvicinarmi a te. Dammi la forza per vincere”. I pochi elementi disseminati nel paesaggio afoso e desertico, il bucranio, il serpente strisciante tra le zampe del cavallo, l’albero rinsecchito, sono il simbolo di quel dolore che l’artista vuole vincere. Scipione “cerca la resurrezione, vagheggia un’età nuova, vuole sfuggire agli oscuri atomi del male che lo attanaglia”. Il pittore accentua in questo dipinto l’uso dei “graffi”, ottenuti sulla tavola raschiando la materia con il manico del pennello. I solchi delle linee, provocati sul colore appena steso, amplificano l’aridità del paesaggio bruciante. L’opera fu presentata per la prima volta nel novembre del 1930 alla Galleria di Roma, dove Scipione espose con Mafai. La mostra, organizzata da Pier Maria Bardi, fu per i due una “vera rivelazione”.

Opere Correlate

Artista: Scipione Mostra tutte le opere (10)


Natura morta con piuma, 1929


Studio per i Fichi spaccati , 1929


Paesaggio a Collepardo, 1929 ca


Autoritratto, 1930


I masturbatori / La coppia scombinata, 1930

Anno: 1929 Mostra tutte le opere (12)


Marina, 1929


Paese per la casetta (Vasto), 1929


Tramonto sul Lungotevere, 1929


Lo scialle verde, 1929


Ritratto di giovane, 1929

Movimento: Scuola di via Cavour Mostra tutte le opere (19)


Strada con casa rossa, 1928


Tramonto sul Lungotevere, 1929


Autoritratto, 1933 ca


Garofani bianchi con mammole, 1936 ca


La lettura, 1942

Tema: Veduta Mostra tutte le opere (47)


Periferia (Grottammare), 1932


Tassì rosso, 1932


La città degli studi, 1933


Marina, 1929


Paesaggio romano con figura sdraiata, 1932

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (167)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940

Opera

Scipione, Flagellazione di Cristo, 1929, inchiostro su carta, 20.6 cm

BIografia

Scipione

Gino Bonichi, detto Scipione, è nato a Macerata nel 1904 ed è morto ad Arco di Trento nel novembre del 1933. Scipione fu lettore instancabile e curioso. La letteratura arricchiva il suo immaginario, lo aiutava a “provocare e a identificare i propri fantasmi, a ordinare una realtà sbriciolata, a sollecitare continue variazioni sul tema depurandole di volta in volta, ora metafora ora allegoria, ora evocazione ora provocazione”. La sua necessità di tradurre in immagini ciò che leggeva era per lui uno stimolo alla creazione di un personale universo popolato di simboli e allegorie. Lontano da qualsiasi intento illustrativo, Scipione “si affida all’immaginazione, lascia correre la fantasia”. Giuseppe Iannaccone scrive: “Mi sono sempre piaciute le persone capaci di emozioni forti, e soprattutto quelle che riescono a esprimerle. Scipione era uno di quelli. Non aveva limiti, non aveva tabù. Nelle sue opere non si riconosce solo il grande pittore e il grande poeta che è stato, ma prima di tutto la sua vitalità di uomo, il suo entusiasmo nei confronti dell’esistenza in tutte le sue manifestazioni, nonostante la morte incombente. Esprime nei suoi lavori l’amore per la vita tramite il suo opposto, tramite la paura di perderla". Negli anni ha collezionato un buon numero di disegni, frutto della sua straordinaria immediatezza d’invenzione, un’interessante tavola giovanile raffigurante un Angolo di Collepardo dove era solito passare l’estate per curarsi e il Profeta in vista di Gerusalemme. “venne fuori un altro cavallo, rosso; e a colui che lo cavalcava fu dato il potere di togliere la pace dalla terra affinché gli uomini si uccidessero gli uni gli altri”. Il profeta, con le mani giunte e rivolte al cielo, pare implorare il Signore come l’artista alla fine dei suoi giorni: “Castigami, che io senta le mie colpe, in vita; ma voglio la salvezza. Voglio dormire puro come il pane. Voglio gettarmi sulla terra senza contaminarla. Fa’ che io possa avvicinarmi a te. Dammi la forza per vincere”. I pochi elementi disseminati nel paesaggio afoso e desertico, il bucranio, il serpente strisciante tra le zampe del cavallo, l’albero rinsecchito, sono il simbolo di quel dolore che l’artista vuole vincere. Scipione “cerca la resurrezione, vagheggia un’età nuova, vuole sfuggire agli oscuri atomi del male che lo attanaglia”. Il pittore accentua in questo dipinto l’uso dei “graffi”, ottenuti sulla tavola raschiando la materia con il manico del pennello. I solchi delle linee, provocati sul colore appena steso, amplificano l’aridità del paesaggio bruciante. L’opera fu presentata per la prima volta nel novembre del 1930 alla Galleria di Roma, dove Scipione espose con Mafai. La mostra, organizzata da Pier Maria Bardi, fu per i due una “vera rivelazione”.

Opere Correlate

Artista: Scipione Mostra tutte le opere (10)


Natura morta con piuma, 1929


Studio per i Fichi spaccati , 1929


Villa Corsini, 1929


Paesaggio a Collepardo, 1929 ca


Autoritratto, 1930

Anno: 1929 Mostra tutte le opere (12)


Marina, 1929


Paese per la casetta (Vasto), 1929


Tramonto sul Lungotevere, 1929


Lo scialle verde, 1929


Ritratto di giovane, 1929

Movimento: Scuola di via Cavour Mostra tutte le opere (19)


Strada con casa rossa, 1928


Tramonto sul Lungotevere, 1929


Autoritratto, 1933 ca


Garofani bianchi con mammole, 1936 ca


La lettura, 1942

Tema: Nudo Aggregazione Mostra tutte le opere (83)


Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008


Tokyo Comedy , 1997/2008


Grand diary of photo mania, 1998-2008


Mithology, 2001-2008


Mithology , 2001-2008

Tecnica: Disegno Mostra tutte le opere (41)


Untitled (Feeding the Gulls), 2007


Untitled (The Eternity Chamber), 2007


Untitled (Girl Feeding Gulls), 2008


Untitled (Laissez Faire), 2009


Untitled (Eel Sellers), 2010

Opera

Scipione, La toeletta, 1929, china su carta, 22 cm

BIografia

Scipione

Gino Bonichi, detto Scipione, è nato a Macerata nel 1904 ed è morto ad Arco di Trento nel novembre del 1933. Scipione fu lettore instancabile e curioso. La letteratura arricchiva il suo immaginario, lo aiutava a “provocare e a identificare i propri fantasmi, a ordinare una realtà sbriciolata, a sollecitare continue variazioni sul tema depurandole di volta in volta, ora metafora ora allegoria, ora evocazione ora provocazione”. La sua necessità di tradurre in immagini ciò che leggeva era per lui uno stimolo alla creazione di un personale universo popolato di simboli e allegorie. Lontano da qualsiasi intento illustrativo, Scipione “si affida all’immaginazione, lascia correre la fantasia”. Giuseppe Iannaccone scrive: “Mi sono sempre piaciute le persone capaci di emozioni forti, e soprattutto quelle che riescono a esprimerle. Scipione era uno di quelli. Non aveva limiti, non aveva tabù. Nelle sue opere non si riconosce solo il grande pittore e il grande poeta che è stato, ma prima di tutto la sua vitalità di uomo, il suo entusiasmo nei confronti dell’esistenza in tutte le sue manifestazioni, nonostante la morte incombente. Esprime nei suoi lavori l’amore per la vita tramite il suo opposto, tramite la paura di perderla". Negli anni ha collezionato un buon numero di disegni, frutto della sua straordinaria immediatezza d’invenzione, un’interessante tavola giovanile raffigurante un Angolo di Collepardo dove era solito passare l’estate per curarsi e il Profeta in vista di Gerusalemme. “venne fuori un altro cavallo, rosso; e a colui che lo cavalcava fu dato il potere di togliere la pace dalla terra affinché gli uomini si uccidessero gli uni gli altri”. Il profeta, con le mani giunte e rivolte al cielo, pare implorare il Signore come l’artista alla fine dei suoi giorni: “Castigami, che io senta le mie colpe, in vita; ma voglio la salvezza. Voglio dormire puro come il pane. Voglio gettarmi sulla terra senza contaminarla. Fa’ che io possa avvicinarmi a te. Dammi la forza per vincere”. I pochi elementi disseminati nel paesaggio afoso e desertico, il bucranio, il serpente strisciante tra le zampe del cavallo, l’albero rinsecchito, sono il simbolo di quel dolore che l’artista vuole vincere. Scipione “cerca la resurrezione, vagheggia un’età nuova, vuole sfuggire agli oscuri atomi del male che lo attanaglia”. Il pittore accentua in questo dipinto l’uso dei “graffi”, ottenuti sulla tavola raschiando la materia con il manico del pennello. I solchi delle linee, provocati sul colore appena steso, amplificano l’aridità del paesaggio bruciante. L’opera fu presentata per la prima volta nel novembre del 1930 alla Galleria di Roma, dove Scipione espose con Mafai. La mostra, organizzata da Pier Maria Bardi, fu per i due una “vera rivelazione”.

Opere Correlate

Artista: Scipione Mostra tutte le opere (10)


Natura morta con piuma, 1929


Studio per i Fichi spaccati , 1929


Villa Corsini, 1929


Paesaggio a Collepardo, 1929 ca


Autoritratto, 1930

Anno: 1929 Mostra tutte le opere (12)


Marina, 1929


Paese per la casetta (Vasto), 1929


Tramonto sul Lungotevere, 1929


Lo scialle verde, 1929


Ritratto di giovane, 1929

Movimento: Scuola di via Cavour Mostra tutte le opere (19)


Strada con casa rossa, 1928


Tramonto sul Lungotevere, 1929


Autoritratto, 1933 ca


Garofani bianchi con mammole, 1936 ca


La lettura, 1942

Tema: Natura Morta Mostra tutte le opere (31)


L'armadio, 1938


Soprabito sul divano, 1941


Senza titolo, 2013


Pesce e coltello, 1940


Man on Bed with Birds, 2010

Tecnica: Disegno Mostra tutte le opere (41)


Untitled (Feeding the Gulls), 2007


Untitled (The Eternity Chamber), 2007


Untitled (Girl Feeding Gulls), 2008


Untitled (Laissez Faire), 2009


Untitled (Eel Sellers), 2010

Opera

Scipione, Paesaggio a Collepardo, 1929 ca, olio su tavola, 44 cm

BIografia

Scipione

Gino Bonichi, detto Scipione, è nato a Macerata nel 1904 ed è morto ad Arco di Trento nel novembre del 1933. Scipione fu lettore instancabile e curioso. La letteratura arricchiva il suo immaginario, lo aiutava a “provocare e a identificare i propri fantasmi, a ordinare una realtà sbriciolata, a sollecitare continue variazioni sul tema depurandole di volta in volta, ora metafora ora allegoria, ora evocazione ora provocazione”. La sua necessità di tradurre in immagini ciò che leggeva era per lui uno stimolo alla creazione di un personale universo popolato di simboli e allegorie. Lontano da qualsiasi intento illustrativo, Scipione “si affida all’immaginazione, lascia correre la fantasia”. Giuseppe Iannaccone scrive: “Mi sono sempre piaciute le persone capaci di emozioni forti, e soprattutto quelle che riescono a esprimerle. Scipione era uno di quelli. Non aveva limiti, non aveva tabù. Nelle sue opere non si riconosce solo il grande pittore e il grande poeta che è stato, ma prima di tutto la sua vitalità di uomo, il suo entusiasmo nei confronti dell’esistenza in tutte le sue manifestazioni, nonostante la morte incombente. Esprime nei suoi lavori l’amore per la vita tramite il suo opposto, tramite la paura di perderla". Negli anni ha collezionato un buon numero di disegni, frutto della sua straordinaria immediatezza d’invenzione, un’interessante tavola giovanile raffigurante un Angolo di Collepardo dove era solito passare l’estate per curarsi e il Profeta in vista di Gerusalemme. “venne fuori un altro cavallo, rosso; e a colui che lo cavalcava fu dato il potere di togliere la pace dalla terra affinché gli uomini si uccidessero gli uni gli altri”. Il profeta, con le mani giunte e rivolte al cielo, pare implorare il Signore come l’artista alla fine dei suoi giorni: “Castigami, che io senta le mie colpe, in vita; ma voglio la salvezza. Voglio dormire puro come il pane. Voglio gettarmi sulla terra senza contaminarla. Fa’ che io possa avvicinarmi a te. Dammi la forza per vincere”. I pochi elementi disseminati nel paesaggio afoso e desertico, il bucranio, il serpente strisciante tra le zampe del cavallo, l’albero rinsecchito, sono il simbolo di quel dolore che l’artista vuole vincere. Scipione “cerca la resurrezione, vagheggia un’età nuova, vuole sfuggire agli oscuri atomi del male che lo attanaglia”. Il pittore accentua in questo dipinto l’uso dei “graffi”, ottenuti sulla tavola raschiando la materia con il manico del pennello. I solchi delle linee, provocati sul colore appena steso, amplificano l’aridità del paesaggio bruciante. L’opera fu presentata per la prima volta nel novembre del 1930 alla Galleria di Roma, dove Scipione espose con Mafai. La mostra, organizzata da Pier Maria Bardi, fu per i due una “vera rivelazione”.

Opere Correlate

Artista: Scipione Mostra tutte le opere (10)


Natura morta con piuma, 1929


Studio per i Fichi spaccati , 1929


Villa Corsini, 1929


Autoritratto, 1930


I masturbatori / La coppia scombinata, 1930

Movimento: Scuola di via Cavour Mostra tutte le opere (19)


Strada con casa rossa, 1928


Tramonto sul Lungotevere, 1929


Autoritratto, 1933 ca


Garofani bianchi con mammole, 1936 ca


La lettura, 1942

Tema: Veduta Mostra tutte le opere (47)


Periferia (Grottammare), 1932


Tassì rosso, 1932


La città degli studi, 1933


Marina, 1929


Paesaggio romano con figura sdraiata, 1932

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (167)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940

Opera

Scipione, Autoritratto, 1930, olio su tavola, 54 cm

BIografia

Scipione

Gino Bonichi, detto Scipione, è nato a Macerata nel 1904 ed è morto ad Arco di Trento nel novembre del 1933. Scipione fu lettore instancabile e curioso. La letteratura arricchiva il suo immaginario, lo aiutava a “provocare e a identificare i propri fantasmi, a ordinare una realtà sbriciolata, a sollecitare continue variazioni sul tema depurandole di volta in volta, ora metafora ora allegoria, ora evocazione ora provocazione”. La sua necessità di tradurre in immagini ciò che leggeva era per lui uno stimolo alla creazione di un personale universo popolato di simboli e allegorie. Lontano da qualsiasi intento illustrativo, Scipione “si affida all’immaginazione, lascia correre la fantasia”. Giuseppe Iannaccone scrive: “Mi sono sempre piaciute le persone capaci di emozioni forti, e soprattutto quelle che riescono a esprimerle. Scipione era uno di quelli. Non aveva limiti, non aveva tabù. Nelle sue opere non si riconosce solo il grande pittore e il grande poeta che è stato, ma prima di tutto la sua vitalità di uomo, il suo entusiasmo nei confronti dell’esistenza in tutte le sue manifestazioni, nonostante la morte incombente. Esprime nei suoi lavori l’amore per la vita tramite il suo opposto, tramite la paura di perderla". Negli anni ha collezionato un buon numero di disegni, frutto della sua straordinaria immediatezza d’invenzione, un’interessante tavola giovanile raffigurante un Angolo di Collepardo dove era solito passare l’estate per curarsi e il Profeta in vista di Gerusalemme. “venne fuori un altro cavallo, rosso; e a colui che lo cavalcava fu dato il potere di togliere la pace dalla terra affinché gli uomini si uccidessero gli uni gli altri”. Il profeta, con le mani giunte e rivolte al cielo, pare implorare il Signore come l’artista alla fine dei suoi giorni: “Castigami, che io senta le mie colpe, in vita; ma voglio la salvezza. Voglio dormire puro come il pane. Voglio gettarmi sulla terra senza contaminarla. Fa’ che io possa avvicinarmi a te. Dammi la forza per vincere”. I pochi elementi disseminati nel paesaggio afoso e desertico, il bucranio, il serpente strisciante tra le zampe del cavallo, l’albero rinsecchito, sono il simbolo di quel dolore che l’artista vuole vincere. Scipione “cerca la resurrezione, vagheggia un’età nuova, vuole sfuggire agli oscuri atomi del male che lo attanaglia”. Il pittore accentua in questo dipinto l’uso dei “graffi”, ottenuti sulla tavola raschiando la materia con il manico del pennello. I solchi delle linee, provocati sul colore appena steso, amplificano l’aridità del paesaggio bruciante. L’opera fu presentata per la prima volta nel novembre del 1930 alla Galleria di Roma, dove Scipione espose con Mafai. La mostra, organizzata da Pier Maria Bardi, fu per i due una “vera rivelazione”.

Opere Correlate

Artista: Scipione Mostra tutte le opere (10)


Natura morta con piuma, 1929


Studio per i Fichi spaccati , 1929


Villa Corsini, 1929


Paesaggio a Collepardo, 1929 ca


I masturbatori / La coppia scombinata, 1930

Anno: 1930 Mostra tutte le opere (6)


Attirbuito a Alberto Ziveri Lungotevere, 1930


Concerto, 1930


I masturbatori / La coppia scombinata, 1930


Profeta in vista di Gerusalemme, 1930


Il Cardinale Vannutelli sul letto di morte, 1930

Geografia: Italia Mostra tutte le opere (97)


My Fourth Homage, 2003


Le Signorine Rossi, 1938


Sirena ferita, 1987


Senza titolo, 1993


Senza titolo, 2013

Movimento: Scuola di via Cavour Mostra tutte le opere (19)


Strada con casa rossa, 1928


Tramonto sul Lungotevere, 1929


Autoritratto, 1933 ca


Garofani bianchi con mammole, 1936 ca


La lettura, 1942

Tema: Ritratto Mostra tutte le opere (126)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008


Grand diary of photo mania, 1998-2008


Pola Eros, 2007

Opera

Scipione, I masturbatori / La coppia scombinata, 1930, inchiostro su carta, 32 cm

BIografia

Scipione

Gino Bonichi, detto Scipione, è nato a Macerata nel 1904 ed è morto ad Arco di Trento nel novembre del 1933. Scipione fu lettore instancabile e curioso. La letteratura arricchiva il suo immaginario, lo aiutava a “provocare e a identificare i propri fantasmi, a ordinare una realtà sbriciolata, a sollecitare continue variazioni sul tema depurandole di volta in volta, ora metafora ora allegoria, ora evocazione ora provocazione”. La sua necessità di tradurre in immagini ciò che leggeva era per lui uno stimolo alla creazione di un personale universo popolato di simboli e allegorie. Lontano da qualsiasi intento illustrativo, Scipione “si affida all’immaginazione, lascia correre la fantasia”. Giuseppe Iannaccone scrive: “Mi sono sempre piaciute le persone capaci di emozioni forti, e soprattutto quelle che riescono a esprimerle. Scipione era uno di quelli. Non aveva limiti, non aveva tabù. Nelle sue opere non si riconosce solo il grande pittore e il grande poeta che è stato, ma prima di tutto la sua vitalità di uomo, il suo entusiasmo nei confronti dell’esistenza in tutte le sue manifestazioni, nonostante la morte incombente. Esprime nei suoi lavori l’amore per la vita tramite il suo opposto, tramite la paura di perderla". Negli anni ha collezionato un buon numero di disegni, frutto della sua straordinaria immediatezza d’invenzione, un’interessante tavola giovanile raffigurante un Angolo di Collepardo dove era solito passare l’estate per curarsi e il Profeta in vista di Gerusalemme. “venne fuori un altro cavallo, rosso; e a colui che lo cavalcava fu dato il potere di togliere la pace dalla terra affinché gli uomini si uccidessero gli uni gli altri”. Il profeta, con le mani giunte e rivolte al cielo, pare implorare il Signore come l’artista alla fine dei suoi giorni: “Castigami, che io senta le mie colpe, in vita; ma voglio la salvezza. Voglio dormire puro come il pane. Voglio gettarmi sulla terra senza contaminarla. Fa’ che io possa avvicinarmi a te. Dammi la forza per vincere”. I pochi elementi disseminati nel paesaggio afoso e desertico, il bucranio, il serpente strisciante tra le zampe del cavallo, l’albero rinsecchito, sono il simbolo di quel dolore che l’artista vuole vincere. Scipione “cerca la resurrezione, vagheggia un’età nuova, vuole sfuggire agli oscuri atomi del male che lo attanaglia”. Il pittore accentua in questo dipinto l’uso dei “graffi”, ottenuti sulla tavola raschiando la materia con il manico del pennello. I solchi delle linee, provocati sul colore appena steso, amplificano l’aridità del paesaggio bruciante. L’opera fu presentata per la prima volta nel novembre del 1930 alla Galleria di Roma, dove Scipione espose con Mafai. La mostra, organizzata da Pier Maria Bardi, fu per i due una “vera rivelazione”.

Opere Correlate

Artista: Scipione Mostra tutte le opere (10)


Natura morta con piuma, 1929


Studio per i Fichi spaccati , 1929


Villa Corsini, 1929


Paesaggio a Collepardo, 1929 ca


Autoritratto, 1930

Anno: 1930 Mostra tutte le opere (6)


Attirbuito a Alberto Ziveri Lungotevere, 1930


Concerto, 1930


Autoritratto, 1930


Profeta in vista di Gerusalemme, 1930


Il Cardinale Vannutelli sul letto di morte, 1930

Opera

Scipione, Profeta in vista di Gerusalemme, 1930, olio su tavola, 42.3 cm

BIografia

Scipione

Gino Bonichi, detto Scipione, è nato a Macerata nel 1904 ed è morto ad Arco di Trento nel novembre del 1933. Scipione fu lettore instancabile e curioso. La letteratura arricchiva il suo immaginario, lo aiutava a “provocare e a identificare i propri fantasmi, a ordinare una realtà sbriciolata, a sollecitare continue variazioni sul tema depurandole di volta in volta, ora metafora ora allegoria, ora evocazione ora provocazione”. La sua necessità di tradurre in immagini ciò che leggeva era per lui uno stimolo alla creazione di un personale universo popolato di simboli e allegorie. Lontano da qualsiasi intento illustrativo, Scipione “si affida all’immaginazione, lascia correre la fantasia”. Giuseppe Iannaccone scrive: “Mi sono sempre piaciute le persone capaci di emozioni forti, e soprattutto quelle che riescono a esprimerle. Scipione era uno di quelli. Non aveva limiti, non aveva tabù. Nelle sue opere non si riconosce solo il grande pittore e il grande poeta che è stato, ma prima di tutto la sua vitalità di uomo, il suo entusiasmo nei confronti dell’esistenza in tutte le sue manifestazioni, nonostante la morte incombente. Esprime nei suoi lavori l’amore per la vita tramite il suo opposto, tramite la paura di perderla". Negli anni ha collezionato un buon numero di disegni, frutto della sua straordinaria immediatezza d’invenzione, un’interessante tavola giovanile raffigurante un Angolo di Collepardo dove era solito passare l’estate per curarsi e il Profeta in vista di Gerusalemme. “venne fuori un altro cavallo, rosso; e a colui che lo cavalcava fu dato il potere di togliere la pace dalla terra affinché gli uomini si uccidessero gli uni gli altri”. Il profeta, con le mani giunte e rivolte al cielo, pare implorare il Signore come l’artista alla fine dei suoi giorni: “Castigami, che io senta le mie colpe, in vita; ma voglio la salvezza. Voglio dormire puro come il pane. Voglio gettarmi sulla terra senza contaminarla. Fa’ che io possa avvicinarmi a te. Dammi la forza per vincere”. I pochi elementi disseminati nel paesaggio afoso e desertico, il bucranio, il serpente strisciante tra le zampe del cavallo, l’albero rinsecchito, sono il simbolo di quel dolore che l’artista vuole vincere. Scipione “cerca la resurrezione, vagheggia un’età nuova, vuole sfuggire agli oscuri atomi del male che lo attanaglia”. Il pittore accentua in questo dipinto l’uso dei “graffi”, ottenuti sulla tavola raschiando la materia con il manico del pennello. I solchi delle linee, provocati sul colore appena steso, amplificano l’aridità del paesaggio bruciante. L’opera fu presentata per la prima volta nel novembre del 1930 alla Galleria di Roma, dove Scipione espose con Mafai. La mostra, organizzata da Pier Maria Bardi, fu per i due una “vera rivelazione”.

Opere Correlate

Artista: Scipione Mostra tutte le opere (10)


Natura morta con piuma, 1929


Studio per i Fichi spaccati , 1929


Villa Corsini, 1929


Paesaggio a Collepardo, 1929 ca


Autoritratto, 1930

Anno: 1930 Mostra tutte le opere (6)


Attirbuito a Alberto Ziveri Lungotevere, 1930


Concerto, 1930


Autoritratto, 1930


I masturbatori / La coppia scombinata, 1930


Il Cardinale Vannutelli sul letto di morte, 1930

Movimento: Scuola di via Cavour Mostra tutte le opere (19)


Strada con casa rossa, 1928


Tramonto sul Lungotevere, 1929


Autoritratto, 1933 ca


Garofani bianchi con mammole, 1936 ca


La lettura, 1942

Tema: Ritratto Autoritratto Iconografia Cristiana Mostra tutte le opere (159)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008


Grand diary of photo mania, 1998-2008


Pola Eros, 2007

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (167)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940

Opera

Scipione, Il Cardinale Vannutelli sul letto di morte, 1930, inchiostro su carta, 21 cm

BIografia

Scipione

Gino Bonichi, detto Scipione, è nato a Macerata nel 1904 ed è morto ad Arco di Trento nel novembre del 1933. Scipione fu lettore instancabile e curioso. La letteratura arricchiva il suo immaginario, lo aiutava a “provocare e a identificare i propri fantasmi, a ordinare una realtà sbriciolata, a sollecitare continue variazioni sul tema depurandole di volta in volta, ora metafora ora allegoria, ora evocazione ora provocazione”. La sua necessità di tradurre in immagini ciò che leggeva era per lui uno stimolo alla creazione di un personale universo popolato di simboli e allegorie. Lontano da qualsiasi intento illustrativo, Scipione “si affida all’immaginazione, lascia correre la fantasia”. Giuseppe Iannaccone scrive: “Mi sono sempre piaciute le persone capaci di emozioni forti, e soprattutto quelle che riescono a esprimerle. Scipione era uno di quelli. Non aveva limiti, non aveva tabù. Nelle sue opere non si riconosce solo il grande pittore e il grande poeta che è stato, ma prima di tutto la sua vitalità di uomo, il suo entusiasmo nei confronti dell’esistenza in tutte le sue manifestazioni, nonostante la morte incombente. Esprime nei suoi lavori l’amore per la vita tramite il suo opposto, tramite la paura di perderla". Negli anni ha collezionato un buon numero di disegni, frutto della sua straordinaria immediatezza d’invenzione, un’interessante tavola giovanile raffigurante un Angolo di Collepardo dove era solito passare l’estate per curarsi e il Profeta in vista di Gerusalemme. “venne fuori un altro cavallo, rosso; e a colui che lo cavalcava fu dato il potere di togliere la pace dalla terra affinché gli uomini si uccidessero gli uni gli altri”. Il profeta, con le mani giunte e rivolte al cielo, pare implorare il Signore come l’artista alla fine dei suoi giorni: “Castigami, che io senta le mie colpe, in vita; ma voglio la salvezza. Voglio dormire puro come il pane. Voglio gettarmi sulla terra senza contaminarla. Fa’ che io possa avvicinarmi a te. Dammi la forza per vincere”. I pochi elementi disseminati nel paesaggio afoso e desertico, il bucranio, il serpente strisciante tra le zampe del cavallo, l’albero rinsecchito, sono il simbolo di quel dolore che l’artista vuole vincere. Scipione “cerca la resurrezione, vagheggia un’età nuova, vuole sfuggire agli oscuri atomi del male che lo attanaglia”. Il pittore accentua in questo dipinto l’uso dei “graffi”, ottenuti sulla tavola raschiando la materia con il manico del pennello. I solchi delle linee, provocati sul colore appena steso, amplificano l’aridità del paesaggio bruciante. L’opera fu presentata per la prima volta nel novembre del 1930 alla Galleria di Roma, dove Scipione espose con Mafai. La mostra, organizzata da Pier Maria Bardi, fu per i due una “vera rivelazione”.

Opere Correlate

Artista: Scipione Mostra tutte le opere (10)


Natura morta con piuma, 1929


Studio per i Fichi spaccati , 1929


Villa Corsini, 1929


Paesaggio a Collepardo, 1929 ca


Autoritratto, 1930

Anno: 1930 Mostra tutte le opere (6)


Attirbuito a Alberto Ziveri Lungotevere, 1930


Concerto, 1930


Autoritratto, 1930


I masturbatori / La coppia scombinata, 1930


Profeta in vista di Gerusalemme, 1930

Movimento: Scuola di via Cavour Mostra tutte le opere (19)


Strada con casa rossa, 1928


Tramonto sul Lungotevere, 1929


Autoritratto, 1933 ca


Garofani bianchi con mammole, 1936 ca


La lettura, 1942

Tema: Ritratto Mostra tutte le opere (126)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008


Grand diary of photo mania, 1998-2008


Pola Eros, 2007

Tecnica: Disegno Mostra tutte le opere (41)


Untitled (Feeding the Gulls), 2007


Untitled (The Eternity Chamber), 2007


Untitled (Girl Feeding Gulls), 2008


Untitled (Laissez Faire), 2009


Untitled (Eel Sellers), 2010

Opera

Scipione, Studio per gli uomini che si voltano, 1930, inchiostro su carta, 23 cm

BIografia

Scipione

Gino Bonichi, detto Scipione, è nato a Macerata nel 1904 ed è morto ad Arco di Trento nel novembre del 1933. Scipione fu lettore instancabile e curioso. La letteratura arricchiva il suo immaginario, lo aiutava a “provocare e a identificare i propri fantasmi, a ordinare una realtà sbriciolata, a sollecitare continue variazioni sul tema depurandole di volta in volta, ora metafora ora allegoria, ora evocazione ora provocazione”. La sua necessità di tradurre in immagini ciò che leggeva era per lui uno stimolo alla creazione di un personale universo popolato di simboli e allegorie. Lontano da qualsiasi intento illustrativo, Scipione “si affida all’immaginazione, lascia correre la fantasia”. Giuseppe Iannaccone scrive: “Mi sono sempre piaciute le persone capaci di emozioni forti, e soprattutto quelle che riescono a esprimerle. Scipione era uno di quelli. Non aveva limiti, non aveva tabù. Nelle sue opere non si riconosce solo il grande pittore e il grande poeta che è stato, ma prima di tutto la sua vitalità di uomo, il suo entusiasmo nei confronti dell’esistenza in tutte le sue manifestazioni, nonostante la morte incombente. Esprime nei suoi lavori l’amore per la vita tramite il suo opposto, tramite la paura di perderla". Negli anni ha collezionato un buon numero di disegni, frutto della sua straordinaria immediatezza d’invenzione, un’interessante tavola giovanile raffigurante un Angolo di Collepardo dove era solito passare l’estate per curarsi e il Profeta in vista di Gerusalemme. “venne fuori un altro cavallo, rosso; e a colui che lo cavalcava fu dato il potere di togliere la pace dalla terra affinché gli uomini si uccidessero gli uni gli altri”. Il profeta, con le mani giunte e rivolte al cielo, pare implorare il Signore come l’artista alla fine dei suoi giorni: “Castigami, che io senta le mie colpe, in vita; ma voglio la salvezza. Voglio dormire puro come il pane. Voglio gettarmi sulla terra senza contaminarla. Fa’ che io possa avvicinarmi a te. Dammi la forza per vincere”. I pochi elementi disseminati nel paesaggio afoso e desertico, il bucranio, il serpente strisciante tra le zampe del cavallo, l’albero rinsecchito, sono il simbolo di quel dolore che l’artista vuole vincere. Scipione “cerca la resurrezione, vagheggia un’età nuova, vuole sfuggire agli oscuri atomi del male che lo attanaglia”. Il pittore accentua in questo dipinto l’uso dei “graffi”, ottenuti sulla tavola raschiando la materia con il manico del pennello. I solchi delle linee, provocati sul colore appena steso, amplificano l’aridità del paesaggio bruciante. L’opera fu presentata per la prima volta nel novembre del 1930 alla Galleria di Roma, dove Scipione espose con Mafai. La mostra, organizzata da Pier Maria Bardi, fu per i due una “vera rivelazione”.

Opere Correlate

Artista: Scipione Mostra tutte le opere (10)


Natura morta con piuma, 1929


Studio per i Fichi spaccati , 1929


Villa Corsini, 1929


Paesaggio a Collepardo, 1929 ca


Autoritratto, 1930

Anno: 1930 Mostra tutte le opere (6)


Attirbuito a Alberto Ziveri Lungotevere, 1930


Concerto, 1930


Autoritratto, 1930


I masturbatori / La coppia scombinata, 1930


Profeta in vista di Gerusalemme, 1930

Movimento: Scuola di via Cavour Mostra tutte le opere (19)


Strada con casa rossa, 1928


Tramonto sul Lungotevere, 1929


Autoritratto, 1933 ca


Garofani bianchi con mammole, 1936 ca


La lettura, 1942

Tema: Ritratto Nudo La coppia Autoritratto Mostra tutte le opere (195)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008


Tokyo Comedy , 1997/2008


Grand diary of photo mania, 1998-2008

Tecnica: Disegno Mostra tutte le opere (41)


Untitled (Feeding the Gulls), 2007


Untitled (The Eternity Chamber), 2007


Untitled (Girl Feeding Gulls), 2008


Untitled (Laissez Faire), 2009


Untitled (Eel Sellers), 2010