Collezione Giuseppe Iannaccone

Opera

Raphaël Antonietta, Natura morta con chitarra, 1928, olio su tavola, 39 cm

BIografia

Raphaël Antonietta

Antonietta De Simon Raphaël nata a Kovno in Lituania, nel 1895 o 1900 è morta a Roma nel settembre 1975. “Mario Mafai come tutti i romani era pigro, la mattina si alzava tardi, mentre io che venivo dalla Lituania e cioè dal freddo la mattina mi alzavo presto, alle cinque, e me ne andavo a dipingere al Colosseo, all’arco di Settimio Severo, al Palatino e trovavo molte volte Scipione che dipingeva anche lui alla luce della prima alba. […] Erano affascinati dai miei racconti, dalle mie esperienze artistiche: ero stata a Parigi prima di venire a Roma, quindi avevo visto quello che facevano i pittori francesi in quegli anni […]”. In collezione Iananccone vi sono numerose opere, tutte pittoriche del periodo 1928-1929, in particolare una piccola tavola che ritrae il paesaggio romano da una visuale privilegiata, l’ultimo piano di un palazzo di stile umbertino in via Cavour, al civico 325, dove Antonietta si era trasferita con Mario Mafai e la piccola Miriam sul finire del 1927. Un’arte “eccentrica e anarcoide”, secondo Roberto Longhi, che coniò la celebre espressione “Scuola di via Cavour”, dall’indirizzo dell’abitazione della coppia di artisti, individuando nei loro lavori l’avvio di una nuova tendenza. Dallo spazioso terrazzo, poi distrutto dalle demolizioni mussoliniane, si leggono “un profilo superiore del Colosseo e i contorni degli alberi del Palatino” che Raphaël traduce in maniera autentica e personale, non dimenticando tuttavia quel bagaglio di esperienze visive che aveva collezionato lungo i suoi viaggi, dalla tradizione dell’Europa orientale alla più aggiornata pittura francese. Gli edifici si affollano sulla tavola, distinguendosi l’uno dall’altro grazie a una spessa marcatura nera. Natura e architettura quasi si intersecano nell’assenza di prospettiva: la macchia scura della vegetazione si sovrappone ai rossi e alle terre bruciate dei palazzi, in un tenero abbraccio fra il pittoricismo del paesaggio e l’affascinante storia delle rovine. La medesima veduta aveva ispirato Mafai qualche mese prima nel Paesaggio dalla terrazza e nella Veduta dal balcone di Via Cavour. Nella galleria di paesaggi e scorci romani colti da Antonietta Raphaël passeggiando al tramonto con Mario Mafai va inclusa anche un’irreale rappresentazione dell’Arco di Settimio Severo. I piloni che sorreggono l’architrave sembrano bidimensionali: rendono l’arco quasi un giocattolo e lo spogliano della sua imperiale maestosità. Dietro il monumento si apre una Roma intensa e avvolgente, col suo orizzonte tinto di un rosso bruciante. È la Roma che Raphaël vede con i suoi ingenui occhi di straniera, libera dalle costrizioni visive e dal peso della tradizione e delle accademie, come scrisse Corrado Pavolini recensendo la collettiva del 1929 alla Camerata degli Artisti di Piazza di Spagna: “La Raphaël sostiene il peso terribile di un riferimento così glorioso con una semplicità innocente da primitiva”, dipingendo “l’Urbe come la vede, col suo temperamento cioè e la sua educazione”. Alle parole del critico si unì Alberto Francini, per il quale “niente potrebbe esserci di più internazionale del dipingere della divertente signorina Raphaël, che in questa esposizione si è accaparrata ogni briscola”. In collezione Iannaccone vi è anche Natura morta con Chitarra sempre del 1929 dove la pittura vive gremita di “motivi”: la chitarra, il drappo, la carta da gioco e lo spartito che si intersecano come in un racconto di una leggenda chassidica. Un’opera magica, che ricorda l’arte antica ma che profuma di vita moderna dove a farla da padrona c’è la voglia maniacale di Antonietta di mettere in risalto i dettagli. Nel 1931 lascia le figlie con Mario a Roma e parte per un breve soggiorno nella Londra della sua infanzia. E’ qui che dipinge un’altra splendida tela: Yom Kippur in the sinagogue che racconta in una lettera al suo amato. “Caro Mario… sto facendo una cosa molto interessante; t’ho già scritto un’impressione della Sinagoga in Yom Kippur sera; credo che sarà una cosa molto bella ma è terribilmente difficile. Vorrei che tu fossi qui per consigliarmi; perché si tratta della prospettiva dell’interno e con le teste, teste, teste, teste, piccole e piccolissime ma ciascuna deve avere la sua espressione. Le prime teste mi era difficile e quasi volevo abbandonare l’idea, ma dopo qualche giorno mi è diventato più chiaro e comincio a vedere teste in basso e in alto, teste in profilo, teste di tre quarti, ognuna esprime un certo dolore, un desiderio di pregare ed essere perdonato. C’è una figurina in distanza molto mistica, credo che è la più bella di tutte. Finora ho entrato nella piccola tela 22 teste e figure. Sono sicura Mario mio che tu mi credi una pazza. Ma io ti dico se questo sarà un fallimento, eppure avrò imparato moltissimo”.

Opere Correlate

Artista: Raphaël Antonietta


Arco di Settimio Severo all'alba, 1929


Veduta della terrazza di via Cavour, 1929


Yom Kippur in the Sinagogue, 1931


La strada al mare , 1939


Nudo disteso, 1965

Anno: 1928


Strada con casa rossa, 1928

Movimento: Scuola di via Cavour Mostra tutte le opere (19)


Strada con casa rossa, 1928


Tramonto sul Lungotevere, 1929


Autoritratto, 1933 ca


Garofani bianchi con mammole, 1936 ca


La lettura, 1942

Tema: Natura Morta Strumenti Carte da gioco Mostra tutte le opere (36)


L'armadio, 1938


Soprabito sul divano, 1941


Senza titolo, 2013


Il suonatore di flauto, 1940


Pesce e coltello, 1940

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (167)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940

Opera

Raphaël Antonietta, Arco di Settimio Severo all'alba, 1929, olio su tela, 48 cm

BIografia

Raphaël Antonietta

Antonietta De Simon Raphaël nata a Kovno in Lituania, nel 1895 o 1900 è morta a Roma nel settembre 1975. “Mario Mafai come tutti i romani era pigro, la mattina si alzava tardi, mentre io che venivo dalla Lituania e cioè dal freddo la mattina mi alzavo presto, alle cinque, e me ne andavo a dipingere al Colosseo, all’arco di Settimio Severo, al Palatino e trovavo molte volte Scipione che dipingeva anche lui alla luce della prima alba. […] Erano affascinati dai miei racconti, dalle mie esperienze artistiche: ero stata a Parigi prima di venire a Roma, quindi avevo visto quello che facevano i pittori francesi in quegli anni […]”. In collezione Iananccone vi sono numerose opere, tutte pittoriche del periodo 1928-1929, in particolare una piccola tavola che ritrae il paesaggio romano da una visuale privilegiata, l’ultimo piano di un palazzo di stile umbertino in via Cavour, al civico 325, dove Antonietta si era trasferita con Mario Mafai e la piccola Miriam sul finire del 1927. Un’arte “eccentrica e anarcoide”, secondo Roberto Longhi, che coniò la celebre espressione “Scuola di via Cavour”, dall’indirizzo dell’abitazione della coppia di artisti, individuando nei loro lavori l’avvio di una nuova tendenza. Dallo spazioso terrazzo, poi distrutto dalle demolizioni mussoliniane, si leggono “un profilo superiore del Colosseo e i contorni degli alberi del Palatino” che Raphaël traduce in maniera autentica e personale, non dimenticando tuttavia quel bagaglio di esperienze visive che aveva collezionato lungo i suoi viaggi, dalla tradizione dell’Europa orientale alla più aggiornata pittura francese. Gli edifici si affollano sulla tavola, distinguendosi l’uno dall’altro grazie a una spessa marcatura nera. Natura e architettura quasi si intersecano nell’assenza di prospettiva: la macchia scura della vegetazione si sovrappone ai rossi e alle terre bruciate dei palazzi, in un tenero abbraccio fra il pittoricismo del paesaggio e l’affascinante storia delle rovine. La medesima veduta aveva ispirato Mafai qualche mese prima nel Paesaggio dalla terrazza e nella Veduta dal balcone di Via Cavour. Nella galleria di paesaggi e scorci romani colti da Antonietta Raphaël passeggiando al tramonto con Mario Mafai va inclusa anche un’irreale rappresentazione dell’Arco di Settimio Severo. I piloni che sorreggono l’architrave sembrano bidimensionali: rendono l’arco quasi un giocattolo e lo spogliano della sua imperiale maestosità. Dietro il monumento si apre una Roma intensa e avvolgente, col suo orizzonte tinto di un rosso bruciante. È la Roma che Raphaël vede con i suoi ingenui occhi di straniera, libera dalle costrizioni visive e dal peso della tradizione e delle accademie, come scrisse Corrado Pavolini recensendo la collettiva del 1929 alla Camerata degli Artisti di Piazza di Spagna: “La Raphaël sostiene il peso terribile di un riferimento così glorioso con una semplicità innocente da primitiva”, dipingendo “l’Urbe come la vede, col suo temperamento cioè e la sua educazione”. Alle parole del critico si unì Alberto Francini, per il quale “niente potrebbe esserci di più internazionale del dipingere della divertente signorina Raphaël, che in questa esposizione si è accaparrata ogni briscola”. In collezione Iannaccone vi è anche Natura morta con Chitarra sempre del 1929 dove la pittura vive gremita di “motivi”: la chitarra, il drappo, la carta da gioco e lo spartito che si intersecano come in un racconto di una leggenda chassidica. Un’opera magica, che ricorda l’arte antica ma che profuma di vita moderna dove a farla da padrona c’è la voglia maniacale di Antonietta di mettere in risalto i dettagli. Nel 1931 lascia le figlie con Mario a Roma e parte per un breve soggiorno nella Londra della sua infanzia. E’ qui che dipinge un’altra splendida tela: Yom Kippur in the sinagogue che racconta in una lettera al suo amato. “Caro Mario… sto facendo una cosa molto interessante; t’ho già scritto un’impressione della Sinagoga in Yom Kippur sera; credo che sarà una cosa molto bella ma è terribilmente difficile. Vorrei che tu fossi qui per consigliarmi; perché si tratta della prospettiva dell’interno e con le teste, teste, teste, teste, piccole e piccolissime ma ciascuna deve avere la sua espressione. Le prime teste mi era difficile e quasi volevo abbandonare l’idea, ma dopo qualche giorno mi è diventato più chiaro e comincio a vedere teste in basso e in alto, teste in profilo, teste di tre quarti, ognuna esprime un certo dolore, un desiderio di pregare ed essere perdonato. C’è una figurina in distanza molto mistica, credo che è la più bella di tutte. Finora ho entrato nella piccola tela 22 teste e figure. Sono sicura Mario mio che tu mi credi una pazza. Ma io ti dico se questo sarà un fallimento, eppure avrò imparato moltissimo”.

Opere Correlate

Artista: Raphaël Antonietta


Natura morta con chitarra, 1928


Veduta della terrazza di via Cavour, 1929


Yom Kippur in the Sinagogue, 1931


La strada al mare , 1939


Nudo disteso, 1965

Anno: 1929 Mostra tutte le opere (12)


Marina, 1929


Paese per la casetta (Vasto), 1929


Tramonto sul Lungotevere, 1929


Lo scialle verde, 1929


Ritratto di giovane, 1929

Movimento: Scuola di via Cavour Mostra tutte le opere (19)


Strada con casa rossa, 1928


Tramonto sul Lungotevere, 1929


Autoritratto, 1933 ca


Garofani bianchi con mammole, 1936 ca


La lettura, 1942

Tema: Veduta Mostra tutte le opere (47)


Periferia (Grottammare), 1932


Tassì rosso, 1932


La città degli studi, 1933


Marina, 1929


Paesaggio romano con figura sdraiata, 1932

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (167)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940

Opera

Raphaël Antonietta, Veduta della terrazza di via Cavour, 1929, olio su tavola, 21 cm

BIografia

Raphaël Antonietta

Antonietta De Simon Raphaël nata a Kovno in Lituania, nel 1895 o 1900 è morta a Roma nel settembre 1975. “Mario Mafai come tutti i romani era pigro, la mattina si alzava tardi, mentre io che venivo dalla Lituania e cioè dal freddo la mattina mi alzavo presto, alle cinque, e me ne andavo a dipingere al Colosseo, all’arco di Settimio Severo, al Palatino e trovavo molte volte Scipione che dipingeva anche lui alla luce della prima alba. […] Erano affascinati dai miei racconti, dalle mie esperienze artistiche: ero stata a Parigi prima di venire a Roma, quindi avevo visto quello che facevano i pittori francesi in quegli anni […]”. In collezione Iananccone vi sono numerose opere, tutte pittoriche del periodo 1928-1929, in particolare una piccola tavola che ritrae il paesaggio romano da una visuale privilegiata, l’ultimo piano di un palazzo di stile umbertino in via Cavour, al civico 325, dove Antonietta si era trasferita con Mario Mafai e la piccola Miriam sul finire del 1927. Un’arte “eccentrica e anarcoide”, secondo Roberto Longhi, che coniò la celebre espressione “Scuola di via Cavour”, dall’indirizzo dell’abitazione della coppia di artisti, individuando nei loro lavori l’avvio di una nuova tendenza. Dallo spazioso terrazzo, poi distrutto dalle demolizioni mussoliniane, si leggono “un profilo superiore del Colosseo e i contorni degli alberi del Palatino” che Raphaël traduce in maniera autentica e personale, non dimenticando tuttavia quel bagaglio di esperienze visive che aveva collezionato lungo i suoi viaggi, dalla tradizione dell’Europa orientale alla più aggiornata pittura francese. Gli edifici si affollano sulla tavola, distinguendosi l’uno dall’altro grazie a una spessa marcatura nera. Natura e architettura quasi si intersecano nell’assenza di prospettiva: la macchia scura della vegetazione si sovrappone ai rossi e alle terre bruciate dei palazzi, in un tenero abbraccio fra il pittoricismo del paesaggio e l’affascinante storia delle rovine. La medesima veduta aveva ispirato Mafai qualche mese prima nel Paesaggio dalla terrazza e nella Veduta dal balcone di Via Cavour. Nella galleria di paesaggi e scorci romani colti da Antonietta Raphaël passeggiando al tramonto con Mario Mafai va inclusa anche un’irreale rappresentazione dell’Arco di Settimio Severo. I piloni che sorreggono l’architrave sembrano bidimensionali: rendono l’arco quasi un giocattolo e lo spogliano della sua imperiale maestosità. Dietro il monumento si apre una Roma intensa e avvolgente, col suo orizzonte tinto di un rosso bruciante. È la Roma che Raphaël vede con i suoi ingenui occhi di straniera, libera dalle costrizioni visive e dal peso della tradizione e delle accademie, come scrisse Corrado Pavolini recensendo la collettiva del 1929 alla Camerata degli Artisti di Piazza di Spagna: “La Raphaël sostiene il peso terribile di un riferimento così glorioso con una semplicità innocente da primitiva”, dipingendo “l’Urbe come la vede, col suo temperamento cioè e la sua educazione”. Alle parole del critico si unì Alberto Francini, per il quale “niente potrebbe esserci di più internazionale del dipingere della divertente signorina Raphaël, che in questa esposizione si è accaparrata ogni briscola”. In collezione Iannaccone vi è anche Natura morta con Chitarra sempre del 1929 dove la pittura vive gremita di “motivi”: la chitarra, il drappo, la carta da gioco e lo spartito che si intersecano come in un racconto di una leggenda chassidica. Un’opera magica, che ricorda l’arte antica ma che profuma di vita moderna dove a farla da padrona c’è la voglia maniacale di Antonietta di mettere in risalto i dettagli. Nel 1931 lascia le figlie con Mario a Roma e parte per un breve soggiorno nella Londra della sua infanzia. E’ qui che dipinge un’altra splendida tela: Yom Kippur in the sinagogue che racconta in una lettera al suo amato. “Caro Mario… sto facendo una cosa molto interessante; t’ho già scritto un’impressione della Sinagoga in Yom Kippur sera; credo che sarà una cosa molto bella ma è terribilmente difficile. Vorrei che tu fossi qui per consigliarmi; perché si tratta della prospettiva dell’interno e con le teste, teste, teste, teste, piccole e piccolissime ma ciascuna deve avere la sua espressione. Le prime teste mi era difficile e quasi volevo abbandonare l’idea, ma dopo qualche giorno mi è diventato più chiaro e comincio a vedere teste in basso e in alto, teste in profilo, teste di tre quarti, ognuna esprime un certo dolore, un desiderio di pregare ed essere perdonato. C’è una figurina in distanza molto mistica, credo che è la più bella di tutte. Finora ho entrato nella piccola tela 22 teste e figure. Sono sicura Mario mio che tu mi credi una pazza. Ma io ti dico se questo sarà un fallimento, eppure avrò imparato moltissimo”.

Opere Correlate

Artista: Raphaël Antonietta


Natura morta con chitarra, 1928


Arco di Settimio Severo all'alba, 1929


Yom Kippur in the Sinagogue, 1931


La strada al mare , 1939


Nudo disteso, 1965

Anno: 1929 Mostra tutte le opere (12)


Marina, 1929


Paese per la casetta (Vasto), 1929


Tramonto sul Lungotevere, 1929


Lo scialle verde, 1929


Ritratto di giovane, 1929

Movimento: Scuola di via Cavour Mostra tutte le opere (19)


Strada con casa rossa, 1928


Tramonto sul Lungotevere, 1929


Autoritratto, 1933 ca


Garofani bianchi con mammole, 1936 ca


La lettura, 1942

Tema: Veduta Mostra tutte le opere (47)


Periferia (Grottammare), 1932


Tassì rosso, 1932


La città degli studi, 1933


Marina, 1929


Paesaggio romano con figura sdraiata, 1932

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (167)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940

Opera

Raphaël Antonietta, Yom Kippur in the Sinagogue, 1931, olio su tela, 48 cm

BIografia

Raphaël Antonietta

Antonietta De Simon Raphaël nata a Kovno in Lituania, nel 1895 o 1900 è morta a Roma nel settembre 1975. “Mario Mafai come tutti i romani era pigro, la mattina si alzava tardi, mentre io che venivo dalla Lituania e cioè dal freddo la mattina mi alzavo presto, alle cinque, e me ne andavo a dipingere al Colosseo, all’arco di Settimio Severo, al Palatino e trovavo molte volte Scipione che dipingeva anche lui alla luce della prima alba. […] Erano affascinati dai miei racconti, dalle mie esperienze artistiche: ero stata a Parigi prima di venire a Roma, quindi avevo visto quello che facevano i pittori francesi in quegli anni […]”. In collezione Iananccone vi sono numerose opere, tutte pittoriche del periodo 1928-1929, in particolare una piccola tavola che ritrae il paesaggio romano da una visuale privilegiata, l’ultimo piano di un palazzo di stile umbertino in via Cavour, al civico 325, dove Antonietta si era trasferita con Mario Mafai e la piccola Miriam sul finire del 1927. Un’arte “eccentrica e anarcoide”, secondo Roberto Longhi, che coniò la celebre espressione “Scuola di via Cavour”, dall’indirizzo dell’abitazione della coppia di artisti, individuando nei loro lavori l’avvio di una nuova tendenza. Dallo spazioso terrazzo, poi distrutto dalle demolizioni mussoliniane, si leggono “un profilo superiore del Colosseo e i contorni degli alberi del Palatino” che Raphaël traduce in maniera autentica e personale, non dimenticando tuttavia quel bagaglio di esperienze visive che aveva collezionato lungo i suoi viaggi, dalla tradizione dell’Europa orientale alla più aggiornata pittura francese. Gli edifici si affollano sulla tavola, distinguendosi l’uno dall’altro grazie a una spessa marcatura nera. Natura e architettura quasi si intersecano nell’assenza di prospettiva: la macchia scura della vegetazione si sovrappone ai rossi e alle terre bruciate dei palazzi, in un tenero abbraccio fra il pittoricismo del paesaggio e l’affascinante storia delle rovine. La medesima veduta aveva ispirato Mafai qualche mese prima nel Paesaggio dalla terrazza e nella Veduta dal balcone di Via Cavour. Nella galleria di paesaggi e scorci romani colti da Antonietta Raphaël passeggiando al tramonto con Mario Mafai va inclusa anche un’irreale rappresentazione dell’Arco di Settimio Severo. I piloni che sorreggono l’architrave sembrano bidimensionali: rendono l’arco quasi un giocattolo e lo spogliano della sua imperiale maestosità. Dietro il monumento si apre una Roma intensa e avvolgente, col suo orizzonte tinto di un rosso bruciante. È la Roma che Raphaël vede con i suoi ingenui occhi di straniera, libera dalle costrizioni visive e dal peso della tradizione e delle accademie, come scrisse Corrado Pavolini recensendo la collettiva del 1929 alla Camerata degli Artisti di Piazza di Spagna: “La Raphaël sostiene il peso terribile di un riferimento così glorioso con una semplicità innocente da primitiva”, dipingendo “l’Urbe come la vede, col suo temperamento cioè e la sua educazione”. Alle parole del critico si unì Alberto Francini, per il quale “niente potrebbe esserci di più internazionale del dipingere della divertente signorina Raphaël, che in questa esposizione si è accaparrata ogni briscola”. In collezione Iannaccone vi è anche Natura morta con Chitarra sempre del 1929 dove la pittura vive gremita di “motivi”: la chitarra, il drappo, la carta da gioco e lo spartito che si intersecano come in un racconto di una leggenda chassidica. Un’opera magica, che ricorda l’arte antica ma che profuma di vita moderna dove a farla da padrona c’è la voglia maniacale di Antonietta di mettere in risalto i dettagli. Nel 1931 lascia le figlie con Mario a Roma e parte per un breve soggiorno nella Londra della sua infanzia. E’ qui che dipinge un’altra splendida tela: Yom Kippur in the sinagogue che racconta in una lettera al suo amato. “Caro Mario… sto facendo una cosa molto interessante; t’ho già scritto un’impressione della Sinagoga in Yom Kippur sera; credo che sarà una cosa molto bella ma è terribilmente difficile. Vorrei che tu fossi qui per consigliarmi; perché si tratta della prospettiva dell’interno e con le teste, teste, teste, teste, piccole e piccolissime ma ciascuna deve avere la sua espressione. Le prime teste mi era difficile e quasi volevo abbandonare l’idea, ma dopo qualche giorno mi è diventato più chiaro e comincio a vedere teste in basso e in alto, teste in profilo, teste di tre quarti, ognuna esprime un certo dolore, un desiderio di pregare ed essere perdonato. C’è una figurina in distanza molto mistica, credo che è la più bella di tutte. Finora ho entrato nella piccola tela 22 teste e figure. Sono sicura Mario mio che tu mi credi una pazza. Ma io ti dico se questo sarà un fallimento, eppure avrò imparato moltissimo”.

Opere Correlate

Artista: Raphaël Antonietta


Natura morta con chitarra, 1928


Arco di Settimio Severo all'alba, 1929


Veduta della terrazza di via Cavour, 1929


La strada al mare , 1939


Nudo disteso, 1965

Anno: 1931


L'Arlecchino, 1931


La Famiglia, 1931


Uliveto ad Arenzano, 1931


Dioscuri, 1931

Movimento: Scuola di via Cavour Mostra tutte le opere (19)


Strada con casa rossa, 1928


Tramonto sul Lungotevere, 1929


Autoritratto, 1933 ca


Garofani bianchi con mammole, 1936 ca


La lettura, 1942

Tema: Ritratto Aggregazione Mostra tutte le opere (163)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008


Grand diary of photo mania, 1998-2008


Pola Eros, 2007

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (167)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940

Opera

Raphaël Antonietta, La strada al mare, 1939, olio su tela, 44 cm

BIografia

Raphaël Antonietta

Antonietta De Simon Raphaël nata a Kovno in Lituania, nel 1895 o 1900 è morta a Roma nel settembre 1975. “Mario Mafai come tutti i romani era pigro, la mattina si alzava tardi, mentre io che venivo dalla Lituania e cioè dal freddo la mattina mi alzavo presto, alle cinque, e me ne andavo a dipingere al Colosseo, all’arco di Settimio Severo, al Palatino e trovavo molte volte Scipione che dipingeva anche lui alla luce della prima alba. […] Erano affascinati dai miei racconti, dalle mie esperienze artistiche: ero stata a Parigi prima di venire a Roma, quindi avevo visto quello che facevano i pittori francesi in quegli anni […]”. In collezione Iananccone vi sono numerose opere, tutte pittoriche del periodo 1928-1929, in particolare una piccola tavola che ritrae il paesaggio romano da una visuale privilegiata, l’ultimo piano di un palazzo di stile umbertino in via Cavour, al civico 325, dove Antonietta si era trasferita con Mario Mafai e la piccola Miriam sul finire del 1927. Un’arte “eccentrica e anarcoide”, secondo Roberto Longhi, che coniò la celebre espressione “Scuola di via Cavour”, dall’indirizzo dell’abitazione della coppia di artisti, individuando nei loro lavori l’avvio di una nuova tendenza. Dallo spazioso terrazzo, poi distrutto dalle demolizioni mussoliniane, si leggono “un profilo superiore del Colosseo e i contorni degli alberi del Palatino” che Raphaël traduce in maniera autentica e personale, non dimenticando tuttavia quel bagaglio di esperienze visive che aveva collezionato lungo i suoi viaggi, dalla tradizione dell’Europa orientale alla più aggiornata pittura francese. Gli edifici si affollano sulla tavola, distinguendosi l’uno dall’altro grazie a una spessa marcatura nera. Natura e architettura quasi si intersecano nell’assenza di prospettiva: la macchia scura della vegetazione si sovrappone ai rossi e alle terre bruciate dei palazzi, in un tenero abbraccio fra il pittoricismo del paesaggio e l’affascinante storia delle rovine. La medesima veduta aveva ispirato Mafai qualche mese prima nel Paesaggio dalla terrazza e nella Veduta dal balcone di Via Cavour. Nella galleria di paesaggi e scorci romani colti da Antonietta Raphaël passeggiando al tramonto con Mario Mafai va inclusa anche un’irreale rappresentazione dell’Arco di Settimio Severo. I piloni che sorreggono l’architrave sembrano bidimensionali: rendono l’arco quasi un giocattolo e lo spogliano della sua imperiale maestosità. Dietro il monumento si apre una Roma intensa e avvolgente, col suo orizzonte tinto di un rosso bruciante. È la Roma che Raphaël vede con i suoi ingenui occhi di straniera, libera dalle costrizioni visive e dal peso della tradizione e delle accademie, come scrisse Corrado Pavolini recensendo la collettiva del 1929 alla Camerata degli Artisti di Piazza di Spagna: “La Raphaël sostiene il peso terribile di un riferimento così glorioso con una semplicità innocente da primitiva”, dipingendo “l’Urbe come la vede, col suo temperamento cioè e la sua educazione”. Alle parole del critico si unì Alberto Francini, per il quale “niente potrebbe esserci di più internazionale del dipingere della divertente signorina Raphaël, che in questa esposizione si è accaparrata ogni briscola”. In collezione Iannaccone vi è anche Natura morta con Chitarra sempre del 1929 dove la pittura vive gremita di “motivi”: la chitarra, il drappo, la carta da gioco e lo spartito che si intersecano come in un racconto di una leggenda chassidica. Un’opera magica, che ricorda l’arte antica ma che profuma di vita moderna dove a farla da padrona c’è la voglia maniacale di Antonietta di mettere in risalto i dettagli. Nel 1931 lascia le figlie con Mario a Roma e parte per un breve soggiorno nella Londra della sua infanzia. E’ qui che dipinge un’altra splendida tela: Yom Kippur in the sinagogue che racconta in una lettera al suo amato. “Caro Mario… sto facendo una cosa molto interessante; t’ho già scritto un’impressione della Sinagoga in Yom Kippur sera; credo che sarà una cosa molto bella ma è terribilmente difficile. Vorrei che tu fossi qui per consigliarmi; perché si tratta della prospettiva dell’interno e con le teste, teste, teste, teste, piccole e piccolissime ma ciascuna deve avere la sua espressione. Le prime teste mi era difficile e quasi volevo abbandonare l’idea, ma dopo qualche giorno mi è diventato più chiaro e comincio a vedere teste in basso e in alto, teste in profilo, teste di tre quarti, ognuna esprime un certo dolore, un desiderio di pregare ed essere perdonato. C’è una figurina in distanza molto mistica, credo che è la più bella di tutte. Finora ho entrato nella piccola tela 22 teste e figure. Sono sicura Mario mio che tu mi credi una pazza. Ma io ti dico se questo sarà un fallimento, eppure avrò imparato moltissimo”.

Opere Correlate

Artista: Raphaël Antonietta


Natura morta con chitarra, 1928


Arco di Settimio Severo all'alba, 1929


Veduta della terrazza di via Cavour, 1929


Yom Kippur in the Sinagogue, 1931


Nudo disteso, 1965

Anno: 1939


Paese a Monluè, 1939


Nudo in piedi, 1939


Gabbiani, 1939


I giovani greci, 1939

Movimento: Scuola di via Cavour Mostra tutte le opere (19)


Strada con casa rossa, 1928


Tramonto sul Lungotevere, 1929


Autoritratto, 1933 ca


Garofani bianchi con mammole, 1936 ca


La lettura, 1942

Tema: Veduta Mostra tutte le opere (47)


Periferia (Grottammare), 1932


Tassì rosso, 1932


La città degli studi, 1933


Marina, 1929


Paesaggio romano con figura sdraiata, 1932

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (167)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940

Opera

Raphaël Antonietta, Nudo disteso, 1965, tecnica mista su carta, 22 cm

BIografia

Raphaël Antonietta

Antonietta De Simon Raphaël nata a Kovno in Lituania, nel 1895 o 1900 è morta a Roma nel settembre 1975. “Mario Mafai come tutti i romani era pigro, la mattina si alzava tardi, mentre io che venivo dalla Lituania e cioè dal freddo la mattina mi alzavo presto, alle cinque, e me ne andavo a dipingere al Colosseo, all’arco di Settimio Severo, al Palatino e trovavo molte volte Scipione che dipingeva anche lui alla luce della prima alba. […] Erano affascinati dai miei racconti, dalle mie esperienze artistiche: ero stata a Parigi prima di venire a Roma, quindi avevo visto quello che facevano i pittori francesi in quegli anni […]”. In collezione Iananccone vi sono numerose opere, tutte pittoriche del periodo 1928-1929, in particolare una piccola tavola che ritrae il paesaggio romano da una visuale privilegiata, l’ultimo piano di un palazzo di stile umbertino in via Cavour, al civico 325, dove Antonietta si era trasferita con Mario Mafai e la piccola Miriam sul finire del 1927. Un’arte “eccentrica e anarcoide”, secondo Roberto Longhi, che coniò la celebre espressione “Scuola di via Cavour”, dall’indirizzo dell’abitazione della coppia di artisti, individuando nei loro lavori l’avvio di una nuova tendenza. Dallo spazioso terrazzo, poi distrutto dalle demolizioni mussoliniane, si leggono “un profilo superiore del Colosseo e i contorni degli alberi del Palatino” che Raphaël traduce in maniera autentica e personale, non dimenticando tuttavia quel bagaglio di esperienze visive che aveva collezionato lungo i suoi viaggi, dalla tradizione dell’Europa orientale alla più aggiornata pittura francese. Gli edifici si affollano sulla tavola, distinguendosi l’uno dall’altro grazie a una spessa marcatura nera. Natura e architettura quasi si intersecano nell’assenza di prospettiva: la macchia scura della vegetazione si sovrappone ai rossi e alle terre bruciate dei palazzi, in un tenero abbraccio fra il pittoricismo del paesaggio e l’affascinante storia delle rovine. La medesima veduta aveva ispirato Mafai qualche mese prima nel Paesaggio dalla terrazza e nella Veduta dal balcone di Via Cavour. Nella galleria di paesaggi e scorci romani colti da Antonietta Raphaël passeggiando al tramonto con Mario Mafai va inclusa anche un’irreale rappresentazione dell’Arco di Settimio Severo. I piloni che sorreggono l’architrave sembrano bidimensionali: rendono l’arco quasi un giocattolo e lo spogliano della sua imperiale maestosità. Dietro il monumento si apre una Roma intensa e avvolgente, col suo orizzonte tinto di un rosso bruciante. È la Roma che Raphaël vede con i suoi ingenui occhi di straniera, libera dalle costrizioni visive e dal peso della tradizione e delle accademie, come scrisse Corrado Pavolini recensendo la collettiva del 1929 alla Camerata degli Artisti di Piazza di Spagna: “La Raphaël sostiene il peso terribile di un riferimento così glorioso con una semplicità innocente da primitiva”, dipingendo “l’Urbe come la vede, col suo temperamento cioè e la sua educazione”. Alle parole del critico si unì Alberto Francini, per il quale “niente potrebbe esserci di più internazionale del dipingere della divertente signorina Raphaël, che in questa esposizione si è accaparrata ogni briscola”. In collezione Iannaccone vi è anche Natura morta con Chitarra sempre del 1929 dove la pittura vive gremita di “motivi”: la chitarra, il drappo, la carta da gioco e lo spartito che si intersecano come in un racconto di una leggenda chassidica. Un’opera magica, che ricorda l’arte antica ma che profuma di vita moderna dove a farla da padrona c’è la voglia maniacale di Antonietta di mettere in risalto i dettagli. Nel 1931 lascia le figlie con Mario a Roma e parte per un breve soggiorno nella Londra della sua infanzia. E’ qui che dipinge un’altra splendida tela: Yom Kippur in the sinagogue che racconta in una lettera al suo amato. “Caro Mario… sto facendo una cosa molto interessante; t’ho già scritto un’impressione della Sinagoga in Yom Kippur sera; credo che sarà una cosa molto bella ma è terribilmente difficile. Vorrei che tu fossi qui per consigliarmi; perché si tratta della prospettiva dell’interno e con le teste, teste, teste, teste, piccole e piccolissime ma ciascuna deve avere la sua espressione. Le prime teste mi era difficile e quasi volevo abbandonare l’idea, ma dopo qualche giorno mi è diventato più chiaro e comincio a vedere teste in basso e in alto, teste in profilo, teste di tre quarti, ognuna esprime un certo dolore, un desiderio di pregare ed essere perdonato. C’è una figurina in distanza molto mistica, credo che è la più bella di tutte. Finora ho entrato nella piccola tela 22 teste e figure. Sono sicura Mario mio che tu mi credi una pazza. Ma io ti dico se questo sarà un fallimento, eppure avrò imparato moltissimo”.

Opere Correlate

Artista: Raphaël Antonietta


Natura morta con chitarra, 1928


Arco di Settimio Severo all'alba, 1929


Veduta della terrazza di via Cavour, 1929


Yom Kippur in the Sinagogue, 1931


La strada al mare , 1939

Movimento: Scuola di via Cavour Mostra tutte le opere (19)


Strada con casa rossa, 1928


Tramonto sul Lungotevere, 1929


Autoritratto, 1933 ca


Garofani bianchi con mammole, 1936 ca


La lettura, 1942

Tema: Nudo Mostra tutte le opere (47)


Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008


Tokyo Comedy , 1997/2008


Grand diary of photo mania, 1998-2008


Mithology, 2001-2008


Mithology , 2001-2008

Tecnica: Disegno Mostra tutte le opere (41)


Untitled (Feeding the Gulls), 2007


Untitled (The Eternity Chamber), 2007


Untitled (Girl Feeding Gulls), 2008


Untitled (Laissez Faire), 2009


Untitled (Eel Sellers), 2010