Collezione Giuseppe Iannaccone

Opera

Ziveri Alberto, Giocatori di birilli, 1934, olio su tela, 75 cm

BIografia

Ziveri Alberto

Alberto Ziveri è nato a Roma nel dicembre del 1908 dove è morto nel febbraio del 1990. “Il realismo di Ziveri non si è mai sottoposto a vane astrazioni né a polemiche politiche. E’ poesia della realtà quella di Ziveri, non cronaca della realtà”. Così scriveva Romeo Lucchese nel 1952 a proposito del dipingere dell’artista. Ziveri fa la sua prima apparizione in pubblico a soli vent’anni all’Esposizione di Belle Arti. Nel 1930 viene chiamato a Milano per il servizio militare, fra i bersaglieri. E’ proprio questa divisa che diviene per lui un’ossessione pittorica che ritroveremo spesso nei suoi dipinti e autoritratti degli anni intorno alla guerra. Nel 1933 espone alla Galleria Sabatello di Via del Babuino a Roma, insieme a Pericle Fazzini. La mostra ottiene un discreto successo di critica. Nel 1934 Ziveri matura una poetica personale, trovando nel tonalismo la sua strada. Influenzato dalla pittura di Piero della Francesca, che Roberto Longhi in quegli anni aveva riportato all’attenzione della critica, l’artista si dedica alla ricerca di una profonda dimensione spirituale e di un nuovo senso plastico, inteso come conquista del senso spaziale e della luce come nel caso dei Giocatori di Birilli

Nel 1937 Ziveri decide di intraprendere un viaggio a Parigi, in occasione dell’Esposizione Internazionale, che lo porterà poi anche in Belgio e in Olanda. Sarà un’esperienza fondamentale, che produrrà nella sua pittura un profondo cambiamento, come lui stesso ricorderà nelle sue memorie “[…] in Belgio e in Olanda ho imparato molto, non solo da Rembrandt e Vermeer ma anche da tutti quegli artisti olandesi e fiamminghi a torto considerati ‘minori’ che vanno a fondo della realtà nel loro mestiere”. Tornato a Roma, i tempi sono duri. Il sapore della guerra si fa sempre più vicino e Ziveri dipinge tele di grande formato come La rissa e La lotta di Popolane, quasi a voler raccontare in scene di quotidianità i tragici eventi che stavano per sconvolgere quel periodo storico. Sono per lui fonte di ispirazione “soprattutto le aiuole e il mercato di Piazza Vittorio, a due passi dalla sua casa in via Conte Verde”. Nel 1940 partecipa alla collettiva organizzata alla Galleria di Roma con gli amici Guttuso, Fazzini, Tamburi, Montanarini e Guzzi. E’ proprio quest’ultimo che firma il testo introduttivo al catalogo riassumendo il significato della mostra in poche parole: “Niente più realtà del sogno, ma sogno della realtà. Ancora dunque, poiché non abbiamo paura delle parole, un nuovo realismo”. Ziveri non manca di far parlare di sé. Espone tra le opere, fresche di pittura, lo scandaloso Ritratto della Signora Natale, dove la protagonista è ritratta come tutte le altre donne di Ziveri “grasse, plebee, mature venditrici di carote e cavolfiori, oppure mogli di tranvieri”. E’ proprio davanti a questo dipinto che il gerarca fascista, Bruno Bottai, decide di farsi fotografare. Argan, il suo segretario, “prende appunti per un articolo che dovrà uscire sulla rivista del Ministero «Le Arti»: non c’è dubbio che, finito l’omaggio alla tradizione, l’espressione del quadro si sottrae alla semplice emozione per riportarsi immediatamente alla coscienza. (Ziveri in un angolo pensa che sono parole difficili per non dire: «realismo»)”. Non lascia tempo ai critici di poggiare la penna che alla Quadriennale del 1943 Ziveri espone un altro gigantesco e scandaloso quadro, Giuditta e Oloferne, tela che Renzo Vespignani ricorda “vasta e tenebrosa, e come strinata dal fumo delle candele. Di Oloferne non saprei dire, ma la Giuditta scosciata mi colpì subito come immagine viva, al di là della pittura perché nella pittura, interamente riconoscibile. Aveva odori e sudori familiari e desiderati, e peso nel ventre, e prepotenza e ritrosia plebee”. Con questa tela Ziveri, come Pirandello, che in quello stesso periodo dipinge le aspre e desolate spiagge, sembra presagire con drammatica lucidità l’imminente conflitto. E sono ancora le donne scosciate e gli uomini in divisa a popolare i postriboli realizzati sul finire della guerra, e che in un gioco di chiaroscuri raccontano della noia e del “mestiere di vivere” come quello in Collezione Iannaccone. “Lavorò al dipinto per diversi anni, e dovetti nasconderglielo perché si decidesse a dedicarsi ad un altro lavoro. Quell’interno era la nostra prima camera da letto. Ci eravamo appena sposati, i soldi erano pochi e quindi adattammo la camera a studio. Tutte e quattro le modelle raffigurano sempre me, mentre il soldato è un manichino” disse Nella, la moglie “eravamo così gelosi l’uno dell’altra; io non volevo che lui avesse altre modelle e lui non sopportava che stessi in braccio ad un vero uomo”.

Opere Correlate

Artista: Ziveri Alberto


Autoritratto , 1937


Studio per La Rissa, 1937


Il postribolo, 1945


Piazza Vittorio di notte, 1961

Anno: 1934


Nudo, 1934


Nudo sdraiato, 1934


I fidanzati, 1934

Movimento: Scuola romana Mostra tutte le opere (7)


Natura morta con garofani e frutta, 1938


Ritratto di Mimise, 1938


Composizione (Siesta Rustica), 1924-1926


Autoritratto , 1937


Studio per La Rissa, 1937

Tema: Aggregazione Mostra tutte le opere (33)


Caffè, 1940


Il biliardo, 1940


Il circo, 1941


I poeti, 1935


La nuova Ecumene, 1935

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (167)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940

Opera

Ziveri Alberto, Autoritratto, 1937, olio su tela, 18 cm

BIografia

Ziveri Alberto

Alberto Ziveri è nato a Roma nel dicembre del 1908 dove è morto nel febbraio del 1990. “Il realismo di Ziveri non si è mai sottoposto a vane astrazioni né a polemiche politiche. E’ poesia della realtà quella di Ziveri, non cronaca della realtà”. Così scriveva Romeo Lucchese nel 1952 a proposito del dipingere dell’artista. Ziveri fa la sua prima apparizione in pubblico a soli vent’anni all’Esposizione di Belle Arti. Nel 1930 viene chiamato a Milano per il servizio militare, fra i bersaglieri. E’ proprio questa divisa che diviene per lui un’ossessione pittorica che ritroveremo spesso nei suoi dipinti e autoritratti degli anni intorno alla guerra. Nel 1933 espone alla Galleria Sabatello di Via del Babuino a Roma, insieme a Pericle Fazzini. La mostra ottiene un discreto successo di critica. Nel 1934 Ziveri matura una poetica personale, trovando nel tonalismo la sua strada. Influenzato dalla pittura di Piero della Francesca, che Roberto Longhi in quegli anni aveva riportato all’attenzione della critica, l’artista si dedica alla ricerca di una profonda dimensione spirituale e di un nuovo senso plastico, inteso come conquista del senso spaziale e della luce come nel caso dei Giocatori di Birilli

Nel 1937 Ziveri decide di intraprendere un viaggio a Parigi, in occasione dell’Esposizione Internazionale, che lo porterà poi anche in Belgio e in Olanda. Sarà un’esperienza fondamentale, che produrrà nella sua pittura un profondo cambiamento, come lui stesso ricorderà nelle sue memorie “[…] in Belgio e in Olanda ho imparato molto, non solo da Rembrandt e Vermeer ma anche da tutti quegli artisti olandesi e fiamminghi a torto considerati ‘minori’ che vanno a fondo della realtà nel loro mestiere”. Tornato a Roma, i tempi sono duri. Il sapore della guerra si fa sempre più vicino e Ziveri dipinge tele di grande formato come La rissa e La lotta di Popolane, quasi a voler raccontare in scene di quotidianità i tragici eventi che stavano per sconvolgere quel periodo storico. Sono per lui fonte di ispirazione “soprattutto le aiuole e il mercato di Piazza Vittorio, a due passi dalla sua casa in via Conte Verde”. Nel 1940 partecipa alla collettiva organizzata alla Galleria di Roma con gli amici Guttuso, Fazzini, Tamburi, Montanarini e Guzzi. E’ proprio quest’ultimo che firma il testo introduttivo al catalogo riassumendo il significato della mostra in poche parole: “Niente più realtà del sogno, ma sogno della realtà. Ancora dunque, poiché non abbiamo paura delle parole, un nuovo realismo”. Ziveri non manca di far parlare di sé. Espone tra le opere, fresche di pittura, lo scandaloso Ritratto della Signora Natale, dove la protagonista è ritratta come tutte le altre donne di Ziveri “grasse, plebee, mature venditrici di carote e cavolfiori, oppure mogli di tranvieri”. E’ proprio davanti a questo dipinto che il gerarca fascista, Bruno Bottai, decide di farsi fotografare. Argan, il suo segretario, “prende appunti per un articolo che dovrà uscire sulla rivista del Ministero «Le Arti»: non c’è dubbio che, finito l’omaggio alla tradizione, l’espressione del quadro si sottrae alla semplice emozione per riportarsi immediatamente alla coscienza. (Ziveri in un angolo pensa che sono parole difficili per non dire: «realismo»)”. Non lascia tempo ai critici di poggiare la penna che alla Quadriennale del 1943 Ziveri espone un altro gigantesco e scandaloso quadro, Giuditta e Oloferne, tela che Renzo Vespignani ricorda “vasta e tenebrosa, e come strinata dal fumo delle candele. Di Oloferne non saprei dire, ma la Giuditta scosciata mi colpì subito come immagine viva, al di là della pittura perché nella pittura, interamente riconoscibile. Aveva odori e sudori familiari e desiderati, e peso nel ventre, e prepotenza e ritrosia plebee”. Con questa tela Ziveri, come Pirandello, che in quello stesso periodo dipinge le aspre e desolate spiagge, sembra presagire con drammatica lucidità l’imminente conflitto. E sono ancora le donne scosciate e gli uomini in divisa a popolare i postriboli realizzati sul finire della guerra, e che in un gioco di chiaroscuri raccontano della noia e del “mestiere di vivere” come quello in Collezione Iannaccone. “Lavorò al dipinto per diversi anni, e dovetti nasconderglielo perché si decidesse a dedicarsi ad un altro lavoro. Quell’interno era la nostra prima camera da letto. Ci eravamo appena sposati, i soldi erano pochi e quindi adattammo la camera a studio. Tutte e quattro le modelle raffigurano sempre me, mentre il soldato è un manichino” disse Nella, la moglie “eravamo così gelosi l’uno dell’altra; io non volevo che lui avesse altre modelle e lui non sopportava che stessi in braccio ad un vero uomo”.

Opere Correlate

Artista: Ziveri Alberto


Giocatori di birilli, 1934


Studio per La Rissa, 1937


Il postribolo, 1945


Piazza Vittorio di notte, 1961

Anno: 1937


Studio per La Rissa, 1937

Movimento: Scuola romana Mostra tutte le opere (7)


Natura morta con garofani e frutta, 1938


Ritratto di Mimise, 1938


Composizione (Siesta Rustica), 1924-1926


Giocatori di birilli, 1934


Studio per La Rissa, 1937

Tema: Autoritratto Mostra tutte le opere (26)


Bronze Rat, 2006


Io seduto nella stanza - in penombra, 1977


Autoritratto seduto a terra, 1978-1980


Autoritratto , 1989


?Quién puede borrar las huellas?, 2003

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (167)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940

Opera

Ziveri Alberto, Studio per La Rissa, 1937, olio su tela, 65 cm

BIografia

Ziveri Alberto

Alberto Ziveri è nato a Roma nel dicembre del 1908 dove è morto nel febbraio del 1990. “Il realismo di Ziveri non si è mai sottoposto a vane astrazioni né a polemiche politiche. E’ poesia della realtà quella di Ziveri, non cronaca della realtà”. Così scriveva Romeo Lucchese nel 1952 a proposito del dipingere dell’artista. Ziveri fa la sua prima apparizione in pubblico a soli vent’anni all’Esposizione di Belle Arti. Nel 1930 viene chiamato a Milano per il servizio militare, fra i bersaglieri. E’ proprio questa divisa che diviene per lui un’ossessione pittorica che ritroveremo spesso nei suoi dipinti e autoritratti degli anni intorno alla guerra. Nel 1933 espone alla Galleria Sabatello di Via del Babuino a Roma, insieme a Pericle Fazzini. La mostra ottiene un discreto successo di critica. Nel 1934 Ziveri matura una poetica personale, trovando nel tonalismo la sua strada. Influenzato dalla pittura di Piero della Francesca, che Roberto Longhi in quegli anni aveva riportato all’attenzione della critica, l’artista si dedica alla ricerca di una profonda dimensione spirituale e di un nuovo senso plastico, inteso come conquista del senso spaziale e della luce come nel caso dei Giocatori di Birilli

Nel 1937 Ziveri decide di intraprendere un viaggio a Parigi, in occasione dell’Esposizione Internazionale, che lo porterà poi anche in Belgio e in Olanda. Sarà un’esperienza fondamentale, che produrrà nella sua pittura un profondo cambiamento, come lui stesso ricorderà nelle sue memorie “[…] in Belgio e in Olanda ho imparato molto, non solo da Rembrandt e Vermeer ma anche da tutti quegli artisti olandesi e fiamminghi a torto considerati ‘minori’ che vanno a fondo della realtà nel loro mestiere”. Tornato a Roma, i tempi sono duri. Il sapore della guerra si fa sempre più vicino e Ziveri dipinge tele di grande formato come La rissa e La lotta di Popolane, quasi a voler raccontare in scene di quotidianità i tragici eventi che stavano per sconvolgere quel periodo storico. Sono per lui fonte di ispirazione “soprattutto le aiuole e il mercato di Piazza Vittorio, a due passi dalla sua casa in via Conte Verde”. Nel 1940 partecipa alla collettiva organizzata alla Galleria di Roma con gli amici Guttuso, Fazzini, Tamburi, Montanarini e Guzzi. E’ proprio quest’ultimo che firma il testo introduttivo al catalogo riassumendo il significato della mostra in poche parole: “Niente più realtà del sogno, ma sogno della realtà. Ancora dunque, poiché non abbiamo paura delle parole, un nuovo realismo”. Ziveri non manca di far parlare di sé. Espone tra le opere, fresche di pittura, lo scandaloso Ritratto della Signora Natale, dove la protagonista è ritratta come tutte le altre donne di Ziveri “grasse, plebee, mature venditrici di carote e cavolfiori, oppure mogli di tranvieri”. E’ proprio davanti a questo dipinto che il gerarca fascista, Bruno Bottai, decide di farsi fotografare. Argan, il suo segretario, “prende appunti per un articolo che dovrà uscire sulla rivista del Ministero «Le Arti»: non c’è dubbio che, finito l’omaggio alla tradizione, l’espressione del quadro si sottrae alla semplice emozione per riportarsi immediatamente alla coscienza. (Ziveri in un angolo pensa che sono parole difficili per non dire: «realismo»)”. Non lascia tempo ai critici di poggiare la penna che alla Quadriennale del 1943 Ziveri espone un altro gigantesco e scandaloso quadro, Giuditta e Oloferne, tela che Renzo Vespignani ricorda “vasta e tenebrosa, e come strinata dal fumo delle candele. Di Oloferne non saprei dire, ma la Giuditta scosciata mi colpì subito come immagine viva, al di là della pittura perché nella pittura, interamente riconoscibile. Aveva odori e sudori familiari e desiderati, e peso nel ventre, e prepotenza e ritrosia plebee”. Con questa tela Ziveri, come Pirandello, che in quello stesso periodo dipinge le aspre e desolate spiagge, sembra presagire con drammatica lucidità l’imminente conflitto. E sono ancora le donne scosciate e gli uomini in divisa a popolare i postriboli realizzati sul finire della guerra, e che in un gioco di chiaroscuri raccontano della noia e del “mestiere di vivere” come quello in Collezione Iannaccone. “Lavorò al dipinto per diversi anni, e dovetti nasconderglielo perché si decidesse a dedicarsi ad un altro lavoro. Quell’interno era la nostra prima camera da letto. Ci eravamo appena sposati, i soldi erano pochi e quindi adattammo la camera a studio. Tutte e quattro le modelle raffigurano sempre me, mentre il soldato è un manichino” disse Nella, la moglie “eravamo così gelosi l’uno dell’altra; io non volevo che lui avesse altre modelle e lui non sopportava che stessi in braccio ad un vero uomo”.

Opere Correlate

Artista: Ziveri Alberto


Giocatori di birilli, 1934


Autoritratto , 1937


Il postribolo, 1945


Piazza Vittorio di notte, 1961

Anno: 1937


Autoritratto , 1937

Movimento: Scuola romana Mostra tutte le opere (7)


Natura morta con garofani e frutta, 1938


Ritratto di Mimise, 1938


Composizione (Siesta Rustica), 1924-1926


Giocatori di birilli, 1934


Autoritratto , 1937

Tema: La coppia Mostra tutte le opere (21)


Il circo, 1941


The Veils, 2001


Woods, 2011


Song of the Keris, 2005


Interno con riflesso_9, 2002

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (167)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940

Opera

Ziveri Alberto, Il postribolo, 1945, olio su tela, 100 cm

BIografia

Ziveri Alberto

Alberto Ziveri è nato a Roma nel dicembre del 1908 dove è morto nel febbraio del 1990. “Il realismo di Ziveri non si è mai sottoposto a vane astrazioni né a polemiche politiche. E’ poesia della realtà quella di Ziveri, non cronaca della realtà”. Così scriveva Romeo Lucchese nel 1952 a proposito del dipingere dell’artista. Ziveri fa la sua prima apparizione in pubblico a soli vent’anni all’Esposizione di Belle Arti. Nel 1930 viene chiamato a Milano per il servizio militare, fra i bersaglieri. E’ proprio questa divisa che diviene per lui un’ossessione pittorica che ritroveremo spesso nei suoi dipinti e autoritratti degli anni intorno alla guerra. Nel 1933 espone alla Galleria Sabatello di Via del Babuino a Roma, insieme a Pericle Fazzini. La mostra ottiene un discreto successo di critica. Nel 1934 Ziveri matura una poetica personale, trovando nel tonalismo la sua strada. Influenzato dalla pittura di Piero della Francesca, che Roberto Longhi in quegli anni aveva riportato all’attenzione della critica, l’artista si dedica alla ricerca di una profonda dimensione spirituale e di un nuovo senso plastico, inteso come conquista del senso spaziale e della luce come nel caso dei Giocatori di Birilli

Nel 1937 Ziveri decide di intraprendere un viaggio a Parigi, in occasione dell’Esposizione Internazionale, che lo porterà poi anche in Belgio e in Olanda. Sarà un’esperienza fondamentale, che produrrà nella sua pittura un profondo cambiamento, come lui stesso ricorderà nelle sue memorie “[…] in Belgio e in Olanda ho imparato molto, non solo da Rembrandt e Vermeer ma anche da tutti quegli artisti olandesi e fiamminghi a torto considerati ‘minori’ che vanno a fondo della realtà nel loro mestiere”. Tornato a Roma, i tempi sono duri. Il sapore della guerra si fa sempre più vicino e Ziveri dipinge tele di grande formato come La rissa e La lotta di Popolane, quasi a voler raccontare in scene di quotidianità i tragici eventi che stavano per sconvolgere quel periodo storico. Sono per lui fonte di ispirazione “soprattutto le aiuole e il mercato di Piazza Vittorio, a due passi dalla sua casa in via Conte Verde”. Nel 1940 partecipa alla collettiva organizzata alla Galleria di Roma con gli amici Guttuso, Fazzini, Tamburi, Montanarini e Guzzi. E’ proprio quest’ultimo che firma il testo introduttivo al catalogo riassumendo il significato della mostra in poche parole: “Niente più realtà del sogno, ma sogno della realtà. Ancora dunque, poiché non abbiamo paura delle parole, un nuovo realismo”. Ziveri non manca di far parlare di sé. Espone tra le opere, fresche di pittura, lo scandaloso Ritratto della Signora Natale, dove la protagonista è ritratta come tutte le altre donne di Ziveri “grasse, plebee, mature venditrici di carote e cavolfiori, oppure mogli di tranvieri”. E’ proprio davanti a questo dipinto che il gerarca fascista, Bruno Bottai, decide di farsi fotografare. Argan, il suo segretario, “prende appunti per un articolo che dovrà uscire sulla rivista del Ministero «Le Arti»: non c’è dubbio che, finito l’omaggio alla tradizione, l’espressione del quadro si sottrae alla semplice emozione per riportarsi immediatamente alla coscienza. (Ziveri in un angolo pensa che sono parole difficili per non dire: «realismo»)”. Non lascia tempo ai critici di poggiare la penna che alla Quadriennale del 1943 Ziveri espone un altro gigantesco e scandaloso quadro, Giuditta e Oloferne, tela che Renzo Vespignani ricorda “vasta e tenebrosa, e come strinata dal fumo delle candele. Di Oloferne non saprei dire, ma la Giuditta scosciata mi colpì subito come immagine viva, al di là della pittura perché nella pittura, interamente riconoscibile. Aveva odori e sudori familiari e desiderati, e peso nel ventre, e prepotenza e ritrosia plebee”. Con questa tela Ziveri, come Pirandello, che in quello stesso periodo dipinge le aspre e desolate spiagge, sembra presagire con drammatica lucidità l’imminente conflitto. E sono ancora le donne scosciate e gli uomini in divisa a popolare i postriboli realizzati sul finire della guerra, e che in un gioco di chiaroscuri raccontano della noia e del “mestiere di vivere” come quello in Collezione Iannaccone. “Lavorò al dipinto per diversi anni, e dovetti nasconderglielo perché si decidesse a dedicarsi ad un altro lavoro. Quell’interno era la nostra prima camera da letto. Ci eravamo appena sposati, i soldi erano pochi e quindi adattammo la camera a studio. Tutte e quattro le modelle raffigurano sempre me, mentre il soldato è un manichino” disse Nella, la moglie “eravamo così gelosi l’uno dell’altra; io non volevo che lui avesse altre modelle e lui non sopportava che stessi in braccio ad un vero uomo”.

Opere Correlate

Artista: Ziveri Alberto


Giocatori di birilli, 1934


Autoritratto , 1937


Studio per La Rissa, 1937


Piazza Vittorio di notte, 1961

Movimento: Scuola romana Mostra tutte le opere (7)


Natura morta con garofani e frutta, 1938


Ritratto di Mimise, 1938


Composizione (Siesta Rustica), 1924-1926


Giocatori di birilli, 1934


Autoritratto , 1937

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (167)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940

Opera

Ziveri Alberto, Piazza Vittorio di notte, 1961, olio su tela, 70 cm

BIografia

Ziveri Alberto

Alberto Ziveri è nato a Roma nel dicembre del 1908 dove è morto nel febbraio del 1990. “Il realismo di Ziveri non si è mai sottoposto a vane astrazioni né a polemiche politiche. E’ poesia della realtà quella di Ziveri, non cronaca della realtà”. Così scriveva Romeo Lucchese nel 1952 a proposito del dipingere dell’artista. Ziveri fa la sua prima apparizione in pubblico a soli vent’anni all’Esposizione di Belle Arti. Nel 1930 viene chiamato a Milano per il servizio militare, fra i bersaglieri. E’ proprio questa divisa che diviene per lui un’ossessione pittorica che ritroveremo spesso nei suoi dipinti e autoritratti degli anni intorno alla guerra. Nel 1933 espone alla Galleria Sabatello di Via del Babuino a Roma, insieme a Pericle Fazzini. La mostra ottiene un discreto successo di critica. Nel 1934 Ziveri matura una poetica personale, trovando nel tonalismo la sua strada. Influenzato dalla pittura di Piero della Francesca, che Roberto Longhi in quegli anni aveva riportato all’attenzione della critica, l’artista si dedica alla ricerca di una profonda dimensione spirituale e di un nuovo senso plastico, inteso come conquista del senso spaziale e della luce come nel caso dei Giocatori di Birilli

Nel 1937 Ziveri decide di intraprendere un viaggio a Parigi, in occasione dell’Esposizione Internazionale, che lo porterà poi anche in Belgio e in Olanda. Sarà un’esperienza fondamentale, che produrrà nella sua pittura un profondo cambiamento, come lui stesso ricorderà nelle sue memorie “[…] in Belgio e in Olanda ho imparato molto, non solo da Rembrandt e Vermeer ma anche da tutti quegli artisti olandesi e fiamminghi a torto considerati ‘minori’ che vanno a fondo della realtà nel loro mestiere”. Tornato a Roma, i tempi sono duri. Il sapore della guerra si fa sempre più vicino e Ziveri dipinge tele di grande formato come La rissa e La lotta di Popolane, quasi a voler raccontare in scene di quotidianità i tragici eventi che stavano per sconvolgere quel periodo storico. Sono per lui fonte di ispirazione “soprattutto le aiuole e il mercato di Piazza Vittorio, a due passi dalla sua casa in via Conte Verde”. Nel 1940 partecipa alla collettiva organizzata alla Galleria di Roma con gli amici Guttuso, Fazzini, Tamburi, Montanarini e Guzzi. E’ proprio quest’ultimo che firma il testo introduttivo al catalogo riassumendo il significato della mostra in poche parole: “Niente più realtà del sogno, ma sogno della realtà. Ancora dunque, poiché non abbiamo paura delle parole, un nuovo realismo”. Ziveri non manca di far parlare di sé. Espone tra le opere, fresche di pittura, lo scandaloso Ritratto della Signora Natale, dove la protagonista è ritratta come tutte le altre donne di Ziveri “grasse, plebee, mature venditrici di carote e cavolfiori, oppure mogli di tranvieri”. E’ proprio davanti a questo dipinto che il gerarca fascista, Bruno Bottai, decide di farsi fotografare. Argan, il suo segretario, “prende appunti per un articolo che dovrà uscire sulla rivista del Ministero «Le Arti»: non c’è dubbio che, finito l’omaggio alla tradizione, l’espressione del quadro si sottrae alla semplice emozione per riportarsi immediatamente alla coscienza. (Ziveri in un angolo pensa che sono parole difficili per non dire: «realismo»)”. Non lascia tempo ai critici di poggiare la penna che alla Quadriennale del 1943 Ziveri espone un altro gigantesco e scandaloso quadro, Giuditta e Oloferne, tela che Renzo Vespignani ricorda “vasta e tenebrosa, e come strinata dal fumo delle candele. Di Oloferne non saprei dire, ma la Giuditta scosciata mi colpì subito come immagine viva, al di là della pittura perché nella pittura, interamente riconoscibile. Aveva odori e sudori familiari e desiderati, e peso nel ventre, e prepotenza e ritrosia plebee”. Con questa tela Ziveri, come Pirandello, che in quello stesso periodo dipinge le aspre e desolate spiagge, sembra presagire con drammatica lucidità l’imminente conflitto. E sono ancora le donne scosciate e gli uomini in divisa a popolare i postriboli realizzati sul finire della guerra, e che in un gioco di chiaroscuri raccontano della noia e del “mestiere di vivere” come quello in Collezione Iannaccone. “Lavorò al dipinto per diversi anni, e dovetti nasconderglielo perché si decidesse a dedicarsi ad un altro lavoro. Quell’interno era la nostra prima camera da letto. Ci eravamo appena sposati, i soldi erano pochi e quindi adattammo la camera a studio. Tutte e quattro le modelle raffigurano sempre me, mentre il soldato è un manichino” disse Nella, la moglie “eravamo così gelosi l’uno dell’altra; io non volevo che lui avesse altre modelle e lui non sopportava che stessi in braccio ad un vero uomo”.

Opere Correlate

Artista: Ziveri Alberto


Giocatori di birilli, 1934


Autoritratto , 1937


Studio per La Rissa, 1937


Il postribolo, 1945

Movimento: Scuola romana Mostra tutte le opere (7)


Natura morta con garofani e frutta, 1938


Ritratto di Mimise, 1938


Composizione (Siesta Rustica), 1924-1926


Giocatori di birilli, 1934


Autoritratto , 1937

Tema: Veduta Mostra tutte le opere (47)


Periferia (Grottammare), 1932


Tassì rosso, 1932


La città degli studi, 1933


Marina, 1929


Paesaggio romano con figura sdraiata, 1932

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (167)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940