Collezione Giuseppe Iannaccone

Opera

Ottone Rosai, L'attesa, 1920, olio su tela, 29 × 32 cm

BIografia

Ottone Rosai

Ottone Rosai nasce a Firenze nel 1895 e muore ad Ivrea nel maggio 1957. Artista precoce, la sua è quasi una vocazione, una necessità: ciascun soggetto “prima ancora di averlo disegnato, lo avverto già vivere nelle sue forme, realizzate dalla mia mente e dai nervi, da sentirmelo quasi uscire dalla punta delle dita”. Nel 1913, a soli diciotto anni, espone a Pistoia le prime acqueforti insieme agli allievi di Celestino Celestini, suo maestro alla scuola libera d’incisione in seguito all’espulsione dall’Accademia. Pochi mesi dopo organizza un’esposizione con Betto Lotti a Firenze, in via Cavour. Poco distante si trova la mostra di “Lacerba”: l’incontro con i futuristi è una rivelazione per il giovane artista, che si fa coinvolgere con entusiasmo dal gruppo. In età matura riconoscerà che “quella lezione fu per me salutare in quanto […] mi misi a ricercare nella pittura quelli che sono i veri scopi e cioè una disciplina di forme e di colori”. Un altro punto fondamentale nella ricerca di Rosai è il disegno “il primo modo per prendere le misure della realtà e addentrarsi in essa: la realtà quotidiana, apparente, prende conformazione solo attraverso una struttura grafica, nello spazio della pagina, obbedendo alla necessità di affrontare il mondo poco per volta, per fotogrammi separati”. Da questa tendenza meditativa nascono fogli dalle composizioni calibrate e analizzate nei minimi dettagli, come questi Giocatori di toppa, nei quali “nulla è casuale o provvisorio”. Le case sullo sfondo creano un gioco di penombre, convogliando l’attenzione sul gruppo di persone in primo piano. I sei “omini” proseguono con calma il loro passatempo senza curarsi della presenza delle due maschere arcigne, fra cui quella col naso alla Cyrano sembra la più grottesca. Questi omini sono gli stessi che popolano anche la piccola Attesa. Edoardo Persico scrisse: “La figura di Rosai vi apparirà fuor delle vignette di cui si è compiaciuto il nuovo bozzettismo toscano. A noi, questo popolano, più che un becero stravagante, sembra il fratello di tutti coloro che nell’inferno della guerra e nel purgatorio della pace hanno cercato, pur fra le miserie e le colpe, la consistenza di un mondo nuovo”. Nel 1922, Ottone Rosai perde il padre che, a causa dei debiti, si suicida nell’Arno e gli rende omaggio con un ritratto capolavoro intitolato l’Artigiano. Nel rigore assoluto come in una scultura di legno, abbozza un sorriso fatto di una dolcezza assorta e tenera. Carissimo Ardengo, scusa se ti scrivo un po’ in ritardo, ma credi che ancora non respiro. O’ dovuto decidermi, almeno per il momento, a darmi tutto al negozio e agli affari, data la poca competenza di mio fratello. Le onoranze funebri riuscirono molto bene, gli amici risposero con molto affetto alla bisogna e credi che solo in questa circostanza ò dovuto persuadermi che qualcuno esiste sempre, intorno a noi. Certo non è facile ristabilire un certo equilibrio, ma date le mie energie spero riuscirci e non solo, ma ò anche nuovi progetti che ti comunicherò a voce. Per parte mia intendo a tutti i costi che l’arte e il nome di mio padre, al quale io consacravo una specie di adorazione, non finisca in un suicidio. In casa, puoi immaginare da te, cosa sia vvenuto, ma anche qui spero rimediare mediante una continua attenzione. Mio padre riuscii ad esporlo nella cappella di S.M. Nuova, fu un continuo affluire di gente, di amici e conoscenti, gli furono donate 5 corone: una di Vallecchi, che credi è un gran gentiluomo, una di un Conte russo, una degli amici e colleghi di mio padre…e alla sera alle 5, all’ora del trasporto, più di un centinaio di amici seguirono e divisero con noi il nostro dolore…” L’attitudine di Rosai a descrivere con tenerezza l’epicità e la poesia del quotidiano sfiora i confini della commozione come nel caso dei due Innamorati del 1934 che procedono abbracciandosi, senza che nulla li turbi e in perfetta armonia con il paesaggio, che perde qui ogni connotazione concreta per divenire luogo mentale ed emotivo. Una tenera luce riscalda la scena e rasserena il cielo.

Opere Correlate

Artista: Ottone Rosai

Ottone Rosai
Conversazione, 1922

Ottone Rosai
L'intagliatore, 1922

Ottone Rosai
I fidanzati, 1934

Ottone Rosai
All'osteria, 1938

Ottone Rosai
Giocatori di toppa, 1920

Anno: 1920

Ottone Rosai
Giocatori di toppa, 1920

Tema: Aggregazione Mostra tutte le opere (39)

Arnaldo Badodi
Caffè, 1940

Arnaldo Badodi
Il biliardo, 1940

Arnaldo Badodi
Il circo, 1941

Renato Birolli
I poeti, 1935

Renato Birolli
La nuova Ecumene, 1935

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (192)

Francis Alÿs
BARRA DE SANTANDER GUANAJUATO, 1987 ca.

Francis Alÿs
Eine Kleine Nacht Musiek, 1993

Francis Alÿs
Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995

Francis Alÿs
Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003

Arnaldo Badodi
Ballerine, 1938

Opera

Ottone Rosai, Giocatori di toppa, 1920, carboncino su cartone applicato su tela, 49 × 69 cm

BIografia

Ottone Rosai

Ottone Rosai nasce a Firenze nel 1895 e muore ad Ivrea nel maggio 1957. Artista precoce, la sua è quasi una vocazione, una necessità: ciascun soggetto “prima ancora di averlo disegnato, lo avverto già vivere nelle sue forme, realizzate dalla mia mente e dai nervi, da sentirmelo quasi uscire dalla punta delle dita”. Nel 1913, a soli diciotto anni, espone a Pistoia le prime acqueforti insieme agli allievi di Celestino Celestini, suo maestro alla scuola libera d’incisione in seguito all’espulsione dall’Accademia. Pochi mesi dopo organizza un’esposizione con Betto Lotti a Firenze, in via Cavour. Poco distante si trova la mostra di “Lacerba”: l’incontro con i futuristi è una rivelazione per il giovane artista, che si fa coinvolgere con entusiasmo dal gruppo. In età matura riconoscerà che “quella lezione fu per me salutare in quanto […] mi misi a ricercare nella pittura quelli che sono i veri scopi e cioè una disciplina di forme e di colori”. Un altro punto fondamentale nella ricerca di Rosai è il disegno “il primo modo per prendere le misure della realtà e addentrarsi in essa: la realtà quotidiana, apparente, prende conformazione solo attraverso una struttura grafica, nello spazio della pagina, obbedendo alla necessità di affrontare il mondo poco per volta, per fotogrammi separati”. Da questa tendenza meditativa nascono fogli dalle composizioni calibrate e analizzate nei minimi dettagli, come questi Giocatori di toppa, nei quali “nulla è casuale o provvisorio”. Le case sullo sfondo creano un gioco di penombre, convogliando l’attenzione sul gruppo di persone in primo piano. I sei “omini” proseguono con calma il loro passatempo senza curarsi della presenza delle due maschere arcigne, fra cui quella col naso alla Cyrano sembra la più grottesca. Questi omini sono gli stessi che popolano anche la piccola Attesa. Edoardo Persico scrisse: “La figura di Rosai vi apparirà fuor delle vignette di cui si è compiaciuto il nuovo bozzettismo toscano. A noi, questo popolano, più che un becero stravagante, sembra il fratello di tutti coloro che nell’inferno della guerra e nel purgatorio della pace hanno cercato, pur fra le miserie e le colpe, la consistenza di un mondo nuovo”. Nel 1922, Ottone Rosai perde il padre che, a causa dei debiti, si suicida nell’Arno e gli rende omaggio con un ritratto capolavoro intitolato l’Artigiano. Nel rigore assoluto come in una scultura di legno, abbozza un sorriso fatto di una dolcezza assorta e tenera. Carissimo Ardengo, scusa se ti scrivo un po’ in ritardo, ma credi che ancora non respiro. O’ dovuto decidermi, almeno per il momento, a darmi tutto al negozio e agli affari, data la poca competenza di mio fratello. Le onoranze funebri riuscirono molto bene, gli amici risposero con molto affetto alla bisogna e credi che solo in questa circostanza ò dovuto persuadermi che qualcuno esiste sempre, intorno a noi. Certo non è facile ristabilire un certo equilibrio, ma date le mie energie spero riuscirci e non solo, ma ò anche nuovi progetti che ti comunicherò a voce. Per parte mia intendo a tutti i costi che l’arte e il nome di mio padre, al quale io consacravo una specie di adorazione, non finisca in un suicidio. In casa, puoi immaginare da te, cosa sia vvenuto, ma anche qui spero rimediare mediante una continua attenzione. Mio padre riuscii ad esporlo nella cappella di S.M. Nuova, fu un continuo affluire di gente, di amici e conoscenti, gli furono donate 5 corone: una di Vallecchi, che credi è un gran gentiluomo, una di un Conte russo, una degli amici e colleghi di mio padre…e alla sera alle 5, all’ora del trasporto, più di un centinaio di amici seguirono e divisero con noi il nostro dolore…” L’attitudine di Rosai a descrivere con tenerezza l’epicità e la poesia del quotidiano sfiora i confini della commozione come nel caso dei due Innamorati del 1934 che procedono abbracciandosi, senza che nulla li turbi e in perfetta armonia con il paesaggio, che perde qui ogni connotazione concreta per divenire luogo mentale ed emotivo. Una tenera luce riscalda la scena e rasserena il cielo.

Opere Correlate

Artista: Ottone Rosai

Ottone Rosai
L'attesa, 1920

Ottone Rosai
Conversazione, 1922

Ottone Rosai
L'intagliatore, 1922

Ottone Rosai
I fidanzati, 1934

Ottone Rosai
All'osteria, 1938

Anno: 1920

Ottone Rosai
L'attesa, 1920

Tema: Aggregazione Mostra tutte le opere (39)

Arnaldo Badodi
Caffè, 1940

Arnaldo Badodi
Il biliardo, 1940

Arnaldo Badodi
Il circo, 1941

Renato Birolli
I poeti, 1935

Renato Birolli
La nuova Ecumene, 1935

Tecnica: Disegno Mostra tutte le opere (55)

Charles Avery
Untitled (Feeding the Gulls), 2007

Charles Avery
Untitled (The Eternity Chamber), 2007

Charles Avery
Untitled (Girl Feeding Gulls), 2008

Charles Avery
Untitled (Laissez Faire), 2009

Charles Avery
Untitled (Eel Sellers), 2010

Opera

Ottone Rosai, Conversazione, 1922, olio su tela, 43 × 33.5 cm

BIografia

Ottone Rosai

Ottone Rosai nasce a Firenze nel 1895 e muore ad Ivrea nel maggio 1957. Artista precoce, la sua è quasi una vocazione, una necessità: ciascun soggetto “prima ancora di averlo disegnato, lo avverto già vivere nelle sue forme, realizzate dalla mia mente e dai nervi, da sentirmelo quasi uscire dalla punta delle dita”. Nel 1913, a soli diciotto anni, espone a Pistoia le prime acqueforti insieme agli allievi di Celestino Celestini, suo maestro alla scuola libera d’incisione in seguito all’espulsione dall’Accademia. Pochi mesi dopo organizza un’esposizione con Betto Lotti a Firenze, in via Cavour. Poco distante si trova la mostra di “Lacerba”: l’incontro con i futuristi è una rivelazione per il giovane artista, che si fa coinvolgere con entusiasmo dal gruppo. In età matura riconoscerà che “quella lezione fu per me salutare in quanto […] mi misi a ricercare nella pittura quelli che sono i veri scopi e cioè una disciplina di forme e di colori”. Un altro punto fondamentale nella ricerca di Rosai è il disegno “il primo modo per prendere le misure della realtà e addentrarsi in essa: la realtà quotidiana, apparente, prende conformazione solo attraverso una struttura grafica, nello spazio della pagina, obbedendo alla necessità di affrontare il mondo poco per volta, per fotogrammi separati”. Da questa tendenza meditativa nascono fogli dalle composizioni calibrate e analizzate nei minimi dettagli, come questi Giocatori di toppa, nei quali “nulla è casuale o provvisorio”. Le case sullo sfondo creano un gioco di penombre, convogliando l’attenzione sul gruppo di persone in primo piano. I sei “omini” proseguono con calma il loro passatempo senza curarsi della presenza delle due maschere arcigne, fra cui quella col naso alla Cyrano sembra la più grottesca. Questi omini sono gli stessi che popolano anche la piccola Attesa. Edoardo Persico scrisse: “La figura di Rosai vi apparirà fuor delle vignette di cui si è compiaciuto il nuovo bozzettismo toscano. A noi, questo popolano, più che un becero stravagante, sembra il fratello di tutti coloro che nell’inferno della guerra e nel purgatorio della pace hanno cercato, pur fra le miserie e le colpe, la consistenza di un mondo nuovo”. Nel 1922, Ottone Rosai perde il padre che, a causa dei debiti, si suicida nell’Arno e gli rende omaggio con un ritratto capolavoro intitolato l’Artigiano. Nel rigore assoluto come in una scultura di legno, abbozza un sorriso fatto di una dolcezza assorta e tenera. Carissimo Ardengo, scusa se ti scrivo un po’ in ritardo, ma credi che ancora non respiro. O’ dovuto decidermi, almeno per il momento, a darmi tutto al negozio e agli affari, data la poca competenza di mio fratello. Le onoranze funebri riuscirono molto bene, gli amici risposero con molto affetto alla bisogna e credi che solo in questa circostanza ò dovuto persuadermi che qualcuno esiste sempre, intorno a noi. Certo non è facile ristabilire un certo equilibrio, ma date le mie energie spero riuscirci e non solo, ma ò anche nuovi progetti che ti comunicherò a voce. Per parte mia intendo a tutti i costi che l’arte e il nome di mio padre, al quale io consacravo una specie di adorazione, non finisca in un suicidio. In casa, puoi immaginare da te, cosa sia vvenuto, ma anche qui spero rimediare mediante una continua attenzione. Mio padre riuscii ad esporlo nella cappella di S.M. Nuova, fu un continuo affluire di gente, di amici e conoscenti, gli furono donate 5 corone: una di Vallecchi, che credi è un gran gentiluomo, una di un Conte russo, una degli amici e colleghi di mio padre…e alla sera alle 5, all’ora del trasporto, più di un centinaio di amici seguirono e divisero con noi il nostro dolore…” L’attitudine di Rosai a descrivere con tenerezza l’epicità e la poesia del quotidiano sfiora i confini della commozione come nel caso dei due Innamorati del 1934 che procedono abbracciandosi, senza che nulla li turbi e in perfetta armonia con il paesaggio, che perde qui ogni connotazione concreta per divenire luogo mentale ed emotivo. Una tenera luce riscalda la scena e rasserena il cielo.

Opere Correlate

Artista: Ottone Rosai

Ottone Rosai
L'attesa, 1920

Ottone Rosai
L'intagliatore, 1922

Ottone Rosai
I fidanzati, 1934

Ottone Rosai
All'osteria, 1938

Ottone Rosai
Giocatori di toppa, 1920

Anno: 1922

Ottone Rosai
L'intagliatore, 1922

Geografia: Italia Mostra tutte le opere (94)

Alterazioni Video
olbania, 2011

Massimo Bartolini
My Fourth Homage, 2003

Renato Birolli
Le Signorine Rossi, 1938

Claudio Bonichi
Sirena ferita, 1987

Pierpaolo Campanini
Senza titolo, 2013

Tema: Aggregazione Mostra tutte le opere (39)

Arnaldo Badodi
Caffè, 1940

Arnaldo Badodi
Il biliardo, 1940

Arnaldo Badodi
Il circo, 1941

Renato Birolli
I poeti, 1935

Renato Birolli
La nuova Ecumene, 1935

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (192)

Francis Alÿs
BARRA DE SANTANDER GUANAJUATO, 1987 ca.

Francis Alÿs
Eine Kleine Nacht Musiek, 1993

Francis Alÿs
Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995

Francis Alÿs
Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003

Arnaldo Badodi
Ballerine, 1938

Opera

Ottone Rosai, L'intagliatore, 1922, olio su cartone applicato, 62.3 × 46.5 cm

BIografia

Ottone Rosai

Ottone Rosai nasce a Firenze nel 1895 e muore ad Ivrea nel maggio 1957. Artista precoce, la sua è quasi una vocazione, una necessità: ciascun soggetto “prima ancora di averlo disegnato, lo avverto già vivere nelle sue forme, realizzate dalla mia mente e dai nervi, da sentirmelo quasi uscire dalla punta delle dita”. Nel 1913, a soli diciotto anni, espone a Pistoia le prime acqueforti insieme agli allievi di Celestino Celestini, suo maestro alla scuola libera d’incisione in seguito all’espulsione dall’Accademia. Pochi mesi dopo organizza un’esposizione con Betto Lotti a Firenze, in via Cavour. Poco distante si trova la mostra di “Lacerba”: l’incontro con i futuristi è una rivelazione per il giovane artista, che si fa coinvolgere con entusiasmo dal gruppo. In età matura riconoscerà che “quella lezione fu per me salutare in quanto […] mi misi a ricercare nella pittura quelli che sono i veri scopi e cioè una disciplina di forme e di colori”. Un altro punto fondamentale nella ricerca di Rosai è il disegno “il primo modo per prendere le misure della realtà e addentrarsi in essa: la realtà quotidiana, apparente, prende conformazione solo attraverso una struttura grafica, nello spazio della pagina, obbedendo alla necessità di affrontare il mondo poco per volta, per fotogrammi separati”. Da questa tendenza meditativa nascono fogli dalle composizioni calibrate e analizzate nei minimi dettagli, come questi Giocatori di toppa, nei quali “nulla è casuale o provvisorio”. Le case sullo sfondo creano un gioco di penombre, convogliando l’attenzione sul gruppo di persone in primo piano. I sei “omini” proseguono con calma il loro passatempo senza curarsi della presenza delle due maschere arcigne, fra cui quella col naso alla Cyrano sembra la più grottesca. Questi omini sono gli stessi che popolano anche la piccola Attesa. Edoardo Persico scrisse: “La figura di Rosai vi apparirà fuor delle vignette di cui si è compiaciuto il nuovo bozzettismo toscano. A noi, questo popolano, più che un becero stravagante, sembra il fratello di tutti coloro che nell’inferno della guerra e nel purgatorio della pace hanno cercato, pur fra le miserie e le colpe, la consistenza di un mondo nuovo”. Nel 1922, Ottone Rosai perde il padre che, a causa dei debiti, si suicida nell’Arno e gli rende omaggio con un ritratto capolavoro intitolato l’Artigiano. Nel rigore assoluto come in una scultura di legno, abbozza un sorriso fatto di una dolcezza assorta e tenera. Carissimo Ardengo, scusa se ti scrivo un po’ in ritardo, ma credi che ancora non respiro. O’ dovuto decidermi, almeno per il momento, a darmi tutto al negozio e agli affari, data la poca competenza di mio fratello. Le onoranze funebri riuscirono molto bene, gli amici risposero con molto affetto alla bisogna e credi che solo in questa circostanza ò dovuto persuadermi che qualcuno esiste sempre, intorno a noi. Certo non è facile ristabilire un certo equilibrio, ma date le mie energie spero riuscirci e non solo, ma ò anche nuovi progetti che ti comunicherò a voce. Per parte mia intendo a tutti i costi che l’arte e il nome di mio padre, al quale io consacravo una specie di adorazione, non finisca in un suicidio. In casa, puoi immaginare da te, cosa sia vvenuto, ma anche qui spero rimediare mediante una continua attenzione. Mio padre riuscii ad esporlo nella cappella di S.M. Nuova, fu un continuo affluire di gente, di amici e conoscenti, gli furono donate 5 corone: una di Vallecchi, che credi è un gran gentiluomo, una di un Conte russo, una degli amici e colleghi di mio padre…e alla sera alle 5, all’ora del trasporto, più di un centinaio di amici seguirono e divisero con noi il nostro dolore…” L’attitudine di Rosai a descrivere con tenerezza l’epicità e la poesia del quotidiano sfiora i confini della commozione come nel caso dei due Innamorati del 1934 che procedono abbracciandosi, senza che nulla li turbi e in perfetta armonia con il paesaggio, che perde qui ogni connotazione concreta per divenire luogo mentale ed emotivo. Una tenera luce riscalda la scena e rasserena il cielo.

Opere Correlate

Artista: Ottone Rosai

Ottone Rosai
L'attesa, 1920

Ottone Rosai
Conversazione, 1922

Ottone Rosai
I fidanzati, 1934

Ottone Rosai
All'osteria, 1938

Ottone Rosai
Giocatori di toppa, 1920

Anno: 1922

Ottone Rosai
Conversazione, 1922

Tema: Ritratto Mostra tutte le opere (153)

Francis Alÿs
Eine Kleine Nacht Musiek, 1993

Francis Alÿs
Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995

Francis Alÿs
Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003

Nobuyoshi Araki
Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008

Nobuyoshi Araki
Tokyo Comedy , 1997/2008

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (192)

Francis Alÿs
BARRA DE SANTANDER GUANAJUATO, 1987 ca.

Francis Alÿs
Eine Kleine Nacht Musiek, 1993

Francis Alÿs
Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995

Francis Alÿs
Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003

Arnaldo Badodi
Ballerine, 1938

Opera

Ottone Rosai, I fidanzati, 1934, olio su tavola, 70 × 49.7 cm

BIografia

Ottone Rosai

Ottone Rosai nasce a Firenze nel 1895 e muore ad Ivrea nel maggio 1957. Artista precoce, la sua è quasi una vocazione, una necessità: ciascun soggetto “prima ancora di averlo disegnato, lo avverto già vivere nelle sue forme, realizzate dalla mia mente e dai nervi, da sentirmelo quasi uscire dalla punta delle dita”. Nel 1913, a soli diciotto anni, espone a Pistoia le prime acqueforti insieme agli allievi di Celestino Celestini, suo maestro alla scuola libera d’incisione in seguito all’espulsione dall’Accademia. Pochi mesi dopo organizza un’esposizione con Betto Lotti a Firenze, in via Cavour. Poco distante si trova la mostra di “Lacerba”: l’incontro con i futuristi è una rivelazione per il giovane artista, che si fa coinvolgere con entusiasmo dal gruppo. In età matura riconoscerà che “quella lezione fu per me salutare in quanto […] mi misi a ricercare nella pittura quelli che sono i veri scopi e cioè una disciplina di forme e di colori”. Un altro punto fondamentale nella ricerca di Rosai è il disegno “il primo modo per prendere le misure della realtà e addentrarsi in essa: la realtà quotidiana, apparente, prende conformazione solo attraverso una struttura grafica, nello spazio della pagina, obbedendo alla necessità di affrontare il mondo poco per volta, per fotogrammi separati”. Da questa tendenza meditativa nascono fogli dalle composizioni calibrate e analizzate nei minimi dettagli, come questi Giocatori di toppa, nei quali “nulla è casuale o provvisorio”. Le case sullo sfondo creano un gioco di penombre, convogliando l’attenzione sul gruppo di persone in primo piano. I sei “omini” proseguono con calma il loro passatempo senza curarsi della presenza delle due maschere arcigne, fra cui quella col naso alla Cyrano sembra la più grottesca. Questi omini sono gli stessi che popolano anche la piccola Attesa. Edoardo Persico scrisse: “La figura di Rosai vi apparirà fuor delle vignette di cui si è compiaciuto il nuovo bozzettismo toscano. A noi, questo popolano, più che un becero stravagante, sembra il fratello di tutti coloro che nell’inferno della guerra e nel purgatorio della pace hanno cercato, pur fra le miserie e le colpe, la consistenza di un mondo nuovo”. Nel 1922, Ottone Rosai perde il padre che, a causa dei debiti, si suicida nell’Arno e gli rende omaggio con un ritratto capolavoro intitolato l’Artigiano. Nel rigore assoluto come in una scultura di legno, abbozza un sorriso fatto di una dolcezza assorta e tenera. Carissimo Ardengo, scusa se ti scrivo un po’ in ritardo, ma credi che ancora non respiro. O’ dovuto decidermi, almeno per il momento, a darmi tutto al negozio e agli affari, data la poca competenza di mio fratello. Le onoranze funebri riuscirono molto bene, gli amici risposero con molto affetto alla bisogna e credi che solo in questa circostanza ò dovuto persuadermi che qualcuno esiste sempre, intorno a noi. Certo non è facile ristabilire un certo equilibrio, ma date le mie energie spero riuscirci e non solo, ma ò anche nuovi progetti che ti comunicherò a voce. Per parte mia intendo a tutti i costi che l’arte e il nome di mio padre, al quale io consacravo una specie di adorazione, non finisca in un suicidio. In casa, puoi immaginare da te, cosa sia vvenuto, ma anche qui spero rimediare mediante una continua attenzione. Mio padre riuscii ad esporlo nella cappella di S.M. Nuova, fu un continuo affluire di gente, di amici e conoscenti, gli furono donate 5 corone: una di Vallecchi, che credi è un gran gentiluomo, una di un Conte russo, una degli amici e colleghi di mio padre…e alla sera alle 5, all’ora del trasporto, più di un centinaio di amici seguirono e divisero con noi il nostro dolore…” L’attitudine di Rosai a descrivere con tenerezza l’epicità e la poesia del quotidiano sfiora i confini della commozione come nel caso dei due Innamorati del 1934 che procedono abbracciandosi, senza che nulla li turbi e in perfetta armonia con il paesaggio, che perde qui ogni connotazione concreta per divenire luogo mentale ed emotivo. Una tenera luce riscalda la scena e rasserena il cielo.

Opere Correlate

Artista: Ottone Rosai

Ottone Rosai
L'attesa, 1920

Ottone Rosai
Conversazione, 1922

Ottone Rosai
L'intagliatore, 1922

Ottone Rosai
All'osteria, 1938

Ottone Rosai
Giocatori di toppa, 1920

Anno: 1934

Renato Birolli
Gineceo, 1934

Gigi Chessa
Nudo, 1934

Carlo Levi
Nudo sdraiato, 1934

Alberto Ziveri
Giocatori di birilli, 1934

Tema: La coppia Mostra tutte le opere (23)

Arnaldo Badodi
Il circo, 1941

Michaël Borremans
The Veils, 2001

Nathalie Djurberg & Hans Berg
Woods, 2011

Yee I-Lann
Song of the Keris, 2005

Giovanni Iudice
Interno con riflesso, 2002

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (192)

Francis Alÿs
BARRA DE SANTANDER GUANAJUATO, 1987 ca.

Francis Alÿs
Eine Kleine Nacht Musiek, 1993

Francis Alÿs
Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995

Francis Alÿs
Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003

Arnaldo Badodi
Ballerine, 1938

Opera

Ottone Rosai, All'osteria, 1938, olio su tela, 75.5 × 65.5 cm

BIografia

Ottone Rosai

Ottone Rosai nasce a Firenze nel 1895 e muore ad Ivrea nel maggio 1957. Artista precoce, la sua è quasi una vocazione, una necessità: ciascun soggetto “prima ancora di averlo disegnato, lo avverto già vivere nelle sue forme, realizzate dalla mia mente e dai nervi, da sentirmelo quasi uscire dalla punta delle dita”. Nel 1913, a soli diciotto anni, espone a Pistoia le prime acqueforti insieme agli allievi di Celestino Celestini, suo maestro alla scuola libera d’incisione in seguito all’espulsione dall’Accademia. Pochi mesi dopo organizza un’esposizione con Betto Lotti a Firenze, in via Cavour. Poco distante si trova la mostra di “Lacerba”: l’incontro con i futuristi è una rivelazione per il giovane artista, che si fa coinvolgere con entusiasmo dal gruppo. In età matura riconoscerà che “quella lezione fu per me salutare in quanto […] mi misi a ricercare nella pittura quelli che sono i veri scopi e cioè una disciplina di forme e di colori”. Un altro punto fondamentale nella ricerca di Rosai è il disegno “il primo modo per prendere le misure della realtà e addentrarsi in essa: la realtà quotidiana, apparente, prende conformazione solo attraverso una struttura grafica, nello spazio della pagina, obbedendo alla necessità di affrontare il mondo poco per volta, per fotogrammi separati”. Da questa tendenza meditativa nascono fogli dalle composizioni calibrate e analizzate nei minimi dettagli, come questi Giocatori di toppa, nei quali “nulla è casuale o provvisorio”. Le case sullo sfondo creano un gioco di penombre, convogliando l’attenzione sul gruppo di persone in primo piano. I sei “omini” proseguono con calma il loro passatempo senza curarsi della presenza delle due maschere arcigne, fra cui quella col naso alla Cyrano sembra la più grottesca. Questi omini sono gli stessi che popolano anche la piccola Attesa. Edoardo Persico scrisse: “La figura di Rosai vi apparirà fuor delle vignette di cui si è compiaciuto il nuovo bozzettismo toscano. A noi, questo popolano, più che un becero stravagante, sembra il fratello di tutti coloro che nell’inferno della guerra e nel purgatorio della pace hanno cercato, pur fra le miserie e le colpe, la consistenza di un mondo nuovo”. Nel 1922, Ottone Rosai perde il padre che, a causa dei debiti, si suicida nell’Arno e gli rende omaggio con un ritratto capolavoro intitolato l’Artigiano. Nel rigore assoluto come in una scultura di legno, abbozza un sorriso fatto di una dolcezza assorta e tenera. Carissimo Ardengo, scusa se ti scrivo un po’ in ritardo, ma credi che ancora non respiro. O’ dovuto decidermi, almeno per il momento, a darmi tutto al negozio e agli affari, data la poca competenza di mio fratello. Le onoranze funebri riuscirono molto bene, gli amici risposero con molto affetto alla bisogna e credi che solo in questa circostanza ò dovuto persuadermi che qualcuno esiste sempre, intorno a noi. Certo non è facile ristabilire un certo equilibrio, ma date le mie energie spero riuscirci e non solo, ma ò anche nuovi progetti che ti comunicherò a voce. Per parte mia intendo a tutti i costi che l’arte e il nome di mio padre, al quale io consacravo una specie di adorazione, non finisca in un suicidio. In casa, puoi immaginare da te, cosa sia vvenuto, ma anche qui spero rimediare mediante una continua attenzione. Mio padre riuscii ad esporlo nella cappella di S.M. Nuova, fu un continuo affluire di gente, di amici e conoscenti, gli furono donate 5 corone: una di Vallecchi, che credi è un gran gentiluomo, una di un Conte russo, una degli amici e colleghi di mio padre…e alla sera alle 5, all’ora del trasporto, più di un centinaio di amici seguirono e divisero con noi il nostro dolore…” L’attitudine di Rosai a descrivere con tenerezza l’epicità e la poesia del quotidiano sfiora i confini della commozione come nel caso dei due Innamorati del 1934 che procedono abbracciandosi, senza che nulla li turbi e in perfetta armonia con il paesaggio, che perde qui ogni connotazione concreta per divenire luogo mentale ed emotivo. Una tenera luce riscalda la scena e rasserena il cielo.

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Anno: 1938 Mostra tutte le opere (6)

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Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (192)

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Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003

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Ballerine, 1938