Collezione Giuseppe Iannaccone

Opera

Fausto Pirandello, Composizione (Siesta Rustica), 1924-1926, olio su tela, 100 × 126 cm

BIografia

Fausto Pirandello

Calogero Fausto Pirandello è nato a Roma nel giugno 1899 dove è morto nel novembre 1975. Figlio del primo premio Nobel della Letteratura, Luigi Pirandello, nel 1928, insieme all’amico Capogrossi e alla futura moglie Pompilia, decise di rifugiarsi a Parigi per trovare nuovi stimoli su cui lavorare. “Nel gran trambusto parigino l’immaginazione del pittore rimaneva ancorata alle cose più consuete, quelle che gli cadevano come per caso sotto lo sguardo”, come accade nella natura morta in collezione dove gli oggetti sembrano “chiamati a raccolta senza una scelta, se non quella cromatica”. La lettera poggiata sul tavolino, in un angolo del suo studio in rue Bardinet, è con ogni probabilità quella che Luigi Pirandello gli spedì appena venne a conoscenza della “fuga” a Parigi del figlio Fausto, quasi l’artista volesse rispondere con la pittura ai moniti paterni: “Ora tu parli d’esilio, parli come uno sconfitto, e della cattiveria dei tuoi colleghi, e ti lamenti della tua sorte: Tu, caro Fausto! Della tua sorte! Sei libero, pensa! […] Lavora, lavora e basta! Vuoi andare a Parigi? Vacci, ma non con codesto animo! Vacci per lavorare e per divertirti. […] Bisogna che tu vinca codesta scontentezza di te, e l’unico mezzo di vincerla è di liberarti di tanti sterili tentativi”. Sul finire degli anni trenta, rientrato a Roma, Pirandello apre con le Spiagge un nuovo corso, di certo una delle sue espressioni più interessanti e moderne. L’artista reinventa queste composizioni e se ne serve come pretesto per descrivere la sua visione dell’essere umano. Terre e spiagge bruciate dalla guerra dipinte su tavole di legno, colme di figure dalla forma disumana, ammucchiate, quasi in preda ai crampi, la cui carne è come un peso dice il collezionista “…Ninfe terragne che non sono certo della corte di Diana. La terra ch’esse abitano, è sovente, come una landa che il sole arde e ingrigisce. Più che una luce, un’afa, un vapore la avvolge, dove i colori si stemperano, che paiono di pastello e la spatola tratta come un intonaco: quei bianchi di gesso, quei grigi di argilla secca e di cenere, quei rosa delicati e quei bruni di terra”. Nel 1942, obbligati dalla guerra che in quegli anni imperversava in Europa a rifugiarsi ad Anticoli Corrado e a tenere chiusa “la finestra di casa con persiani scuri tendine e sopraporte (e i bombardamenti come si sa ne ruppero i vetri)”, Pirandello ricercò i suoi soggetti fra le mura di casa, ai quali chiedeva di “interpretare le sue stesse angosce, i turbamenti esistenziali, straniamenti e trasfigurazioni assunti a nuovi miti e nuovi riti di ogni giorno”. I protagonisti di una delle tavole in collezione ha come protagonisti la moglie Pompilia e i due figli, Pierluigi e Antonio. Pirandello li ritrae nella loro quotidianità, senza gli abiti buoni della domenica e lontani dalle pose convenzionali dei salotti romani. Chiusi in una composizione in cui lo spazio è serrato e quasi privo di prospettiva, quello che più sembra interessare all’artista sono le fisionomie dei volti da cui traspare una assenza di comunicazione, un’assoluta fame di parole e di gesti. È la madre, con quella mano protesa verso il figlio più piccolo, a lasciar sperare in un attimo di tenerezza, nonostante l’apparente durezza dello sguardo.

Opere Correlate

Artista: Fausto Pirandello

Fausto Pirandello
La lettera, 1929

Fausto Pirandello
La spiaggia, 1940

Fausto Pirandello
La famiglia dell'artista, 1942 ca.

Fausto Pirandello
Natura morta con strumenti musicali, 1942 ca.

Geografia: Italia Mostra tutte le opere (94)

Alterazioni Video
olbania, 2011

Massimo Bartolini
My Fourth Homage, 2003

Renato Birolli
Le Signorine Rossi, 1938

Claudio Bonichi
Sirena ferita, 1987

Pierpaolo Campanini
Senza titolo, 2013

Movimento: Scuola romana Mostra tutte le opere (7)

Renato Guttuso
Natura morta con garofani e frutta, 1938

Renato Guttuso
Ritratto di Mimise, 1938

Alberto Ziveri
Giocatori di birilli, 1934

Alberto Ziveri
Autoritratto , 1937

Alberto Ziveri
Studio per le rissa, 1937

Tema: Nudo Aggregazione Donna Mostra tutte le opere (94)

Nobuyoshi Araki
Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008

Nobuyoshi Araki
Tokyo Comedy , 1997/2008

Nobuyoshi Araki
Grand diary of photo mania, 1998-2008

Nobuyoshi Araki
Mithology, 2001-2008

Nobuyoshi Araki
Mithology , 2001-2008

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (192)

Francis Alÿs
BARRA DE SANTANDER GUANAJUATO, 1987 ca.

Francis Alÿs
Eine Kleine Nacht Musiek, 1993

Francis Alÿs
Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995

Francis Alÿs
Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003

Arnaldo Badodi
Ballerine, 1938

Opera

Fausto Pirandello, La lettera, 1929, olio su cartone, 70 × 53 cm

BIografia

Fausto Pirandello

Calogero Fausto Pirandello è nato a Roma nel giugno 1899 dove è morto nel novembre 1975. Figlio del primo premio Nobel della Letteratura, Luigi Pirandello, nel 1928, insieme all’amico Capogrossi e alla futura moglie Pompilia, decise di rifugiarsi a Parigi per trovare nuovi stimoli su cui lavorare. “Nel gran trambusto parigino l’immaginazione del pittore rimaneva ancorata alle cose più consuete, quelle che gli cadevano come per caso sotto lo sguardo”, come accade nella natura morta in collezione dove gli oggetti sembrano “chiamati a raccolta senza una scelta, se non quella cromatica”. La lettera poggiata sul tavolino, in un angolo del suo studio in rue Bardinet, è con ogni probabilità quella che Luigi Pirandello gli spedì appena venne a conoscenza della “fuga” a Parigi del figlio Fausto, quasi l’artista volesse rispondere con la pittura ai moniti paterni: “Ora tu parli d’esilio, parli come uno sconfitto, e della cattiveria dei tuoi colleghi, e ti lamenti della tua sorte: Tu, caro Fausto! Della tua sorte! Sei libero, pensa! […] Lavora, lavora e basta! Vuoi andare a Parigi? Vacci, ma non con codesto animo! Vacci per lavorare e per divertirti. […] Bisogna che tu vinca codesta scontentezza di te, e l’unico mezzo di vincerla è di liberarti di tanti sterili tentativi”. Sul finire degli anni trenta, rientrato a Roma, Pirandello apre con le Spiagge un nuovo corso, di certo una delle sue espressioni più interessanti e moderne. L’artista reinventa queste composizioni e se ne serve come pretesto per descrivere la sua visione dell’essere umano. Terre e spiagge bruciate dalla guerra dipinte su tavole di legno, colme di figure dalla forma disumana, ammucchiate, quasi in preda ai crampi, la cui carne è come un peso dice il collezionista “…Ninfe terragne che non sono certo della corte di Diana. La terra ch’esse abitano, è sovente, come una landa che il sole arde e ingrigisce. Più che una luce, un’afa, un vapore la avvolge, dove i colori si stemperano, che paiono di pastello e la spatola tratta come un intonaco: quei bianchi di gesso, quei grigi di argilla secca e di cenere, quei rosa delicati e quei bruni di terra”. Nel 1942, obbligati dalla guerra che in quegli anni imperversava in Europa a rifugiarsi ad Anticoli Corrado e a tenere chiusa “la finestra di casa con persiani scuri tendine e sopraporte (e i bombardamenti come si sa ne ruppero i vetri)”, Pirandello ricercò i suoi soggetti fra le mura di casa, ai quali chiedeva di “interpretare le sue stesse angosce, i turbamenti esistenziali, straniamenti e trasfigurazioni assunti a nuovi miti e nuovi riti di ogni giorno”. I protagonisti di una delle tavole in collezione ha come protagonisti la moglie Pompilia e i due figli, Pierluigi e Antonio. Pirandello li ritrae nella loro quotidianità, senza gli abiti buoni della domenica e lontani dalle pose convenzionali dei salotti romani. Chiusi in una composizione in cui lo spazio è serrato e quasi privo di prospettiva, quello che più sembra interessare all’artista sono le fisionomie dei volti da cui traspare una assenza di comunicazione, un’assoluta fame di parole e di gesti. È la madre, con quella mano protesa verso il figlio più piccolo, a lasciar sperare in un attimo di tenerezza, nonostante l’apparente durezza dello sguardo.

Opere Correlate

Artista: Fausto Pirandello

Fausto Pirandello
Composizione (Siesta Rustica), 1924-1926

Fausto Pirandello
La spiaggia, 1940

Fausto Pirandello
La famiglia dell'artista, 1942 ca.

Fausto Pirandello
Natura morta con strumenti musicali, 1942 ca.

Anno: 1929 Mostra tutte le opere (11)

Jessie Boswell
Marina, 1929

Nicola Galante
Paese per la casetta (Vasto), 1929

Mario Mafai
Tramonto sul Lungotevere, 1929

Francesco Menzio
Lo scialle verde, 1929

Francesco Menzio
Ritratto di giovane, 1929

Tema: Natura Morta Mostra tutte le opere (34)

Arnaldo Badodi
L'armadio, 1938

Arnaldo Badodi
Soprabito sul divano, 1941

Pierpaolo Campanini
Senza titolo, 2013

Pierpaolo Campanini
Senza titolo, 2013

Loris Cecchini
Stage of Evidence, 2001

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (192)

Francis Alÿs
BARRA DE SANTANDER GUANAJUATO, 1987 ca.

Francis Alÿs
Eine Kleine Nacht Musiek, 1993

Francis Alÿs
Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995

Francis Alÿs
Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003

Arnaldo Badodi
Ballerine, 1938

Opera

Fausto Pirandello, La spiaggia, 1940, olio su tavola, 74 × 106 cm

BIografia

Fausto Pirandello

Calogero Fausto Pirandello è nato a Roma nel giugno 1899 dove è morto nel novembre 1975. Figlio del primo premio Nobel della Letteratura, Luigi Pirandello, nel 1928, insieme all’amico Capogrossi e alla futura moglie Pompilia, decise di rifugiarsi a Parigi per trovare nuovi stimoli su cui lavorare. “Nel gran trambusto parigino l’immaginazione del pittore rimaneva ancorata alle cose più consuete, quelle che gli cadevano come per caso sotto lo sguardo”, come accade nella natura morta in collezione dove gli oggetti sembrano “chiamati a raccolta senza una scelta, se non quella cromatica”. La lettera poggiata sul tavolino, in un angolo del suo studio in rue Bardinet, è con ogni probabilità quella che Luigi Pirandello gli spedì appena venne a conoscenza della “fuga” a Parigi del figlio Fausto, quasi l’artista volesse rispondere con la pittura ai moniti paterni: “Ora tu parli d’esilio, parli come uno sconfitto, e della cattiveria dei tuoi colleghi, e ti lamenti della tua sorte: Tu, caro Fausto! Della tua sorte! Sei libero, pensa! […] Lavora, lavora e basta! Vuoi andare a Parigi? Vacci, ma non con codesto animo! Vacci per lavorare e per divertirti. […] Bisogna che tu vinca codesta scontentezza di te, e l’unico mezzo di vincerla è di liberarti di tanti sterili tentativi”. Sul finire degli anni trenta, rientrato a Roma, Pirandello apre con le Spiagge un nuovo corso, di certo una delle sue espressioni più interessanti e moderne. L’artista reinventa queste composizioni e se ne serve come pretesto per descrivere la sua visione dell’essere umano. Terre e spiagge bruciate dalla guerra dipinte su tavole di legno, colme di figure dalla forma disumana, ammucchiate, quasi in preda ai crampi, la cui carne è come un peso dice il collezionista “…Ninfe terragne che non sono certo della corte di Diana. La terra ch’esse abitano, è sovente, come una landa che il sole arde e ingrigisce. Più che una luce, un’afa, un vapore la avvolge, dove i colori si stemperano, che paiono di pastello e la spatola tratta come un intonaco: quei bianchi di gesso, quei grigi di argilla secca e di cenere, quei rosa delicati e quei bruni di terra”. Nel 1942, obbligati dalla guerra che in quegli anni imperversava in Europa a rifugiarsi ad Anticoli Corrado e a tenere chiusa “la finestra di casa con persiani scuri tendine e sopraporte (e i bombardamenti come si sa ne ruppero i vetri)”, Pirandello ricercò i suoi soggetti fra le mura di casa, ai quali chiedeva di “interpretare le sue stesse angosce, i turbamenti esistenziali, straniamenti e trasfigurazioni assunti a nuovi miti e nuovi riti di ogni giorno”. I protagonisti di una delle tavole in collezione ha come protagonisti la moglie Pompilia e i due figli, Pierluigi e Antonio. Pirandello li ritrae nella loro quotidianità, senza gli abiti buoni della domenica e lontani dalle pose convenzionali dei salotti romani. Chiusi in una composizione in cui lo spazio è serrato e quasi privo di prospettiva, quello che più sembra interessare all’artista sono le fisionomie dei volti da cui traspare una assenza di comunicazione, un’assoluta fame di parole e di gesti. È la madre, con quella mano protesa verso il figlio più piccolo, a lasciar sperare in un attimo di tenerezza, nonostante l’apparente durezza dello sguardo.

Opere Correlate

Artista: Fausto Pirandello

Fausto Pirandello
Composizione (Siesta Rustica), 1924-1926

Fausto Pirandello
La lettera, 1929

Fausto Pirandello
La famiglia dell'artista, 1942 ca.

Fausto Pirandello
Natura morta con strumenti musicali, 1942 ca.

Anno: 1940 Mostra tutte le opere (8)

Arnaldo Badodi
Caffè, 1940

Arnaldo Badodi
Donna al Caffè, 1940

Arnaldo Badodi
Il biliardo, 1940

Filippo de Pisis
Il suonatore di flauto, 1940

Filippo de Pisis
Pesce e coltello, 1940

Tema: Nudo Veduta Mostra tutte le opere (97)

Nobuyoshi Araki
Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008

Nobuyoshi Araki
Tokyo Comedy , 1997/2008

Nobuyoshi Araki
Grand diary of photo mania, 1998-2008

Nobuyoshi Araki
Mithology, 2001-2008

Nobuyoshi Araki
Mithology , 2001-2008

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (192)

Francis Alÿs
BARRA DE SANTANDER GUANAJUATO, 1987 ca.

Francis Alÿs
Eine Kleine Nacht Musiek, 1993

Francis Alÿs
Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995

Francis Alÿs
Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003

Arnaldo Badodi
Ballerine, 1938

Opera

Fausto Pirandello, La famiglia dell'artista, 1942 ca., olio su tavola, 100 × 67.5 cm

BIografia

Fausto Pirandello

Calogero Fausto Pirandello è nato a Roma nel giugno 1899 dove è morto nel novembre 1975. Figlio del primo premio Nobel della Letteratura, Luigi Pirandello, nel 1928, insieme all’amico Capogrossi e alla futura moglie Pompilia, decise di rifugiarsi a Parigi per trovare nuovi stimoli su cui lavorare. “Nel gran trambusto parigino l’immaginazione del pittore rimaneva ancorata alle cose più consuete, quelle che gli cadevano come per caso sotto lo sguardo”, come accade nella natura morta in collezione dove gli oggetti sembrano “chiamati a raccolta senza una scelta, se non quella cromatica”. La lettera poggiata sul tavolino, in un angolo del suo studio in rue Bardinet, è con ogni probabilità quella che Luigi Pirandello gli spedì appena venne a conoscenza della “fuga” a Parigi del figlio Fausto, quasi l’artista volesse rispondere con la pittura ai moniti paterni: “Ora tu parli d’esilio, parli come uno sconfitto, e della cattiveria dei tuoi colleghi, e ti lamenti della tua sorte: Tu, caro Fausto! Della tua sorte! Sei libero, pensa! […] Lavora, lavora e basta! Vuoi andare a Parigi? Vacci, ma non con codesto animo! Vacci per lavorare e per divertirti. […] Bisogna che tu vinca codesta scontentezza di te, e l’unico mezzo di vincerla è di liberarti di tanti sterili tentativi”. Sul finire degli anni trenta, rientrato a Roma, Pirandello apre con le Spiagge un nuovo corso, di certo una delle sue espressioni più interessanti e moderne. L’artista reinventa queste composizioni e se ne serve come pretesto per descrivere la sua visione dell’essere umano. Terre e spiagge bruciate dalla guerra dipinte su tavole di legno, colme di figure dalla forma disumana, ammucchiate, quasi in preda ai crampi, la cui carne è come un peso dice il collezionista “…Ninfe terragne che non sono certo della corte di Diana. La terra ch’esse abitano, è sovente, come una landa che il sole arde e ingrigisce. Più che una luce, un’afa, un vapore la avvolge, dove i colori si stemperano, che paiono di pastello e la spatola tratta come un intonaco: quei bianchi di gesso, quei grigi di argilla secca e di cenere, quei rosa delicati e quei bruni di terra”. Nel 1942, obbligati dalla guerra che in quegli anni imperversava in Europa a rifugiarsi ad Anticoli Corrado e a tenere chiusa “la finestra di casa con persiani scuri tendine e sopraporte (e i bombardamenti come si sa ne ruppero i vetri)”, Pirandello ricercò i suoi soggetti fra le mura di casa, ai quali chiedeva di “interpretare le sue stesse angosce, i turbamenti esistenziali, straniamenti e trasfigurazioni assunti a nuovi miti e nuovi riti di ogni giorno”. I protagonisti di una delle tavole in collezione ha come protagonisti la moglie Pompilia e i due figli, Pierluigi e Antonio. Pirandello li ritrae nella loro quotidianità, senza gli abiti buoni della domenica e lontani dalle pose convenzionali dei salotti romani. Chiusi in una composizione in cui lo spazio è serrato e quasi privo di prospettiva, quello che più sembra interessare all’artista sono le fisionomie dei volti da cui traspare una assenza di comunicazione, un’assoluta fame di parole e di gesti. È la madre, con quella mano protesa verso il figlio più piccolo, a lasciar sperare in un attimo di tenerezza, nonostante l’apparente durezza dello sguardo.

Opere Correlate

Artista: Fausto Pirandello

Fausto Pirandello
Composizione (Siesta Rustica), 1924-1926

Fausto Pirandello
La lettera, 1929

Fausto Pirandello
La spiaggia, 1940

Fausto Pirandello
Natura morta con strumenti musicali, 1942 ca.

Anno: 1942 ca.

Fausto Pirandello
Natura morta con strumenti musicali, 1942 ca.

Tema: Ritratto Famiglia Mostra tutte le opere (161)

Francis Alÿs
Eine Kleine Nacht Musiek, 1993

Francis Alÿs
Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995

Francis Alÿs
Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003

Nobuyoshi Araki
Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008

Nobuyoshi Araki
Tokyo Comedy , 1997/2008

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (192)

Francis Alÿs
BARRA DE SANTANDER GUANAJUATO, 1987 ca.

Francis Alÿs
Eine Kleine Nacht Musiek, 1993

Francis Alÿs
Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995

Francis Alÿs
Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003

Arnaldo Badodi
Ballerine, 1938

Opera

Fausto Pirandello, Natura morta con strumenti musicali, 1942 ca., olio su tavola, 50.5 × 60 cm

BIografia

Fausto Pirandello

Calogero Fausto Pirandello è nato a Roma nel giugno 1899 dove è morto nel novembre 1975. Figlio del primo premio Nobel della Letteratura, Luigi Pirandello, nel 1928, insieme all’amico Capogrossi e alla futura moglie Pompilia, decise di rifugiarsi a Parigi per trovare nuovi stimoli su cui lavorare. “Nel gran trambusto parigino l’immaginazione del pittore rimaneva ancorata alle cose più consuete, quelle che gli cadevano come per caso sotto lo sguardo”, come accade nella natura morta in collezione dove gli oggetti sembrano “chiamati a raccolta senza una scelta, se non quella cromatica”. La lettera poggiata sul tavolino, in un angolo del suo studio in rue Bardinet, è con ogni probabilità quella che Luigi Pirandello gli spedì appena venne a conoscenza della “fuga” a Parigi del figlio Fausto, quasi l’artista volesse rispondere con la pittura ai moniti paterni: “Ora tu parli d’esilio, parli come uno sconfitto, e della cattiveria dei tuoi colleghi, e ti lamenti della tua sorte: Tu, caro Fausto! Della tua sorte! Sei libero, pensa! […] Lavora, lavora e basta! Vuoi andare a Parigi? Vacci, ma non con codesto animo! Vacci per lavorare e per divertirti. […] Bisogna che tu vinca codesta scontentezza di te, e l’unico mezzo di vincerla è di liberarti di tanti sterili tentativi”. Sul finire degli anni trenta, rientrato a Roma, Pirandello apre con le Spiagge un nuovo corso, di certo una delle sue espressioni più interessanti e moderne. L’artista reinventa queste composizioni e se ne serve come pretesto per descrivere la sua visione dell’essere umano. Terre e spiagge bruciate dalla guerra dipinte su tavole di legno, colme di figure dalla forma disumana, ammucchiate, quasi in preda ai crampi, la cui carne è come un peso dice il collezionista “…Ninfe terragne che non sono certo della corte di Diana. La terra ch’esse abitano, è sovente, come una landa che il sole arde e ingrigisce. Più che una luce, un’afa, un vapore la avvolge, dove i colori si stemperano, che paiono di pastello e la spatola tratta come un intonaco: quei bianchi di gesso, quei grigi di argilla secca e di cenere, quei rosa delicati e quei bruni di terra”. Nel 1942, obbligati dalla guerra che in quegli anni imperversava in Europa a rifugiarsi ad Anticoli Corrado e a tenere chiusa “la finestra di casa con persiani scuri tendine e sopraporte (e i bombardamenti come si sa ne ruppero i vetri)”, Pirandello ricercò i suoi soggetti fra le mura di casa, ai quali chiedeva di “interpretare le sue stesse angosce, i turbamenti esistenziali, straniamenti e trasfigurazioni assunti a nuovi miti e nuovi riti di ogni giorno”. I protagonisti di una delle tavole in collezione ha come protagonisti la moglie Pompilia e i due figli, Pierluigi e Antonio. Pirandello li ritrae nella loro quotidianità, senza gli abiti buoni della domenica e lontani dalle pose convenzionali dei salotti romani. Chiusi in una composizione in cui lo spazio è serrato e quasi privo di prospettiva, quello che più sembra interessare all’artista sono le fisionomie dei volti da cui traspare una assenza di comunicazione, un’assoluta fame di parole e di gesti. È la madre, con quella mano protesa verso il figlio più piccolo, a lasciar sperare in un attimo di tenerezza, nonostante l’apparente durezza dello sguardo.

Opere Correlate

Artista: Fausto Pirandello

Fausto Pirandello
Composizione (Siesta Rustica), 1924-1926

Fausto Pirandello
La lettera, 1929

Fausto Pirandello
La spiaggia, 1940

Fausto Pirandello
La famiglia dell'artista, 1942 ca.

Anno: 1942 ca.

Fausto Pirandello
La famiglia dell'artista, 1942 ca.

Tema: Natura Morta Mostra tutte le opere (34)

Arnaldo Badodi
L'armadio, 1938

Arnaldo Badodi
Soprabito sul divano, 1941

Pierpaolo Campanini
Senza titolo, 2013

Pierpaolo Campanini
Senza titolo, 2013

Loris Cecchini
Stage of Evidence, 2001

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (192)

Francis Alÿs
BARRA DE SANTANDER GUANAJUATO, 1987 ca.

Francis Alÿs
Eine Kleine Nacht Musiek, 1993

Francis Alÿs
Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995

Francis Alÿs
Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003

Arnaldo Badodi
Ballerine, 1938