Collezione Giuseppe Iannaccone

È bello vedere come la storia dell’arte ci offra testimonianze di una continua attenzione degli artisti per i sentimenti, le emozioni e le sofferenze degli uomini. Le epoche cambiano, gli artisti si adeguano alle nuove realtà, anche socio-economiche, creando nuove poesie,  ma il cuore dell’uomo non muta e allora scorgo una componente poetica comune in ogni epoca artistica.
È con questi pensieri che ho iniziato a collezionare, prima opere degli anni tra le due guerre e poi, piano piano, mi sono avvicinato ai linguaggi dei giorni nostri.
Amo pensare alla mia collezione non come a due distinte raccolte, ma come ad un unico grande contenitore di racconti senza tempo, legati da un filo conduttore che crea un dialogo tra di loro. Storie di vita vissuta, indipendentemente dalla loro epoca storica, che parlano della  profondità dell’animo umano, delle sue gioie e le sue debolezze.
Giuseppe Iannaccone

Filippo de Pisis
Il suonatore di flauto, 1940

Luigi Ontani
L'elefantino del marchesino, 2000-2007

Filippo de Pisis descriveva, in modo pacato, quasi riservato, certamente intimo, la propria omosessualità, raffigurando i putti negli anni ’30 e ’40. La sua è una manifestazione di un grande coraggio artistico in quell’epoca, ed è anche questo che ho ammirato in lui. Luigi Ontani, ai giorni nostri, si è dichiarato, parla di sesso omosessuale senza riserve né veli. Osservo e rifletto che forse entrambi esprimono lo stesso disagio per una società che ancora non è pronta ad accettarli pienamente. E così, non è affatto un caso che essi si incontrino sul mio Elefantino del Marchesino.

Alberto Ziveri
Il postribolo, 1945

Nobuyoshi Araki
Tokyo Comedy , 1997

La donna come oggetto, è triste ma è un concetto mai del tutto cancellato dalla mentalità comune. Così ce ne parlava Alberto Ziveri nei suoi postriboli e, molti e molti anni dopo, ce ne ha riparlato, con modalità apparentemente differenti, il fotografo Araki.

Fausto Pirandello
La spiaggia, 1940

Imran Qureshi
Midnight Garden, 2014

La guerra, la sofferenza dell’umanità affliggeva Fausto Pirandello nelle sue spiagge affollate di carne umana ammassata e tormentata inutilmente da una violenza insana. Oggi trovo nei lavori di Imran Qureshi lo stesso tormento di allora, la stessa inutile violenza sull’animo e sulla carne dell’uomo.

Renato Guttuso
Ritratto di Mario Alicata, 1940

Victor Man
Untitled, 2011

Il ritratto come studio della personalità, che scava nell’animo, che consente di descrivere l’umanità del soggetto e, a volte, la profonda bontà dell’uomo.

Ottone Rosai
L'intagliatore, 1922

Elizabeth Peyton
Fred Huges in Paris, 1994

Così l’Intagliatore di Ottone di Rosai, l’Antonino Sant’Angelo di Renato Guttuso, l'Autoritratto di Scipione descrivono, rispettivamente, amore, bontà, consapevolezza dell’imminente morte.

Renato Guttuso
Ritratto di Antonino Santangelo, 1942

Andro Wekua
Woman, 2003

Oggi il ritratto di Victor Man e di Andro Wekua raccontano di una sofferenza per una storia sociale che è entrata dentro e non uscirà mai più, Elizabeth Peyton parla di amore e ammirazione, mentre Michaël Borremans e Roberto Cuoghi dei misteri dell’animo umano. E potrei continuare con molti altri artisti delle mie due collezioni, anzi, dell’unica mia collezione.

Giuseppe Migneco
Amanti al parco, 1940

Michaël Borremans
The Veils, 2001

La storia degli amanti negli anni ’30 e nell'arte contemporanea: legati nelle difficoltà della vita come gli Amanti di  Giuseppe Migneco che non riescono a gioire del loro amore a causa delle sofferenze della società e delle brutture della guerra, e la coppia con il velo di Michaël Borremans, uniti ma divisi da una sofferenza invisibile sulla quale dovranno interrogarsi.

Ottone Rosai
I fidanzati, 1934

Laura Owens
Untitled, 2000

Gli amanti legati da un amore senza riserve come i Fidanzati di Ottone Rosai o quelli di Laura Owens.

Renato Birolli
I poeti, 1935

Michaël Borremans
The Resemblance, 2006

I poeti di Renato Birolli parlano di pittura concettuale, di realismo che viene dopo il filtro della poesia, di una poesia che è dentro l’artista, così come di realismo concettuale ci parla il dittico di Michaël Borremans. La pittura di realismo nasce sì dalla realtà, ma si forma poeticamente nella mente dell’artista.

Scipione
Natura morta con piuma, 1929

Hernan Bas
The Overthinker in a Ticket, 2006

Amo gli artisti che non hanno remore a raccontare tutto quello che agita l’animo umano, senza filtri né censure, come il sesso descritto da Scipione nella Natura morta con piuma, o il disagio per la propria omosessualità descritto nell’autoritratto dipinto da Hernan Bas nel 2006 o ancora nel San Sebastiano di Luigi Ontani.

Renato Birolli
L'Arlecchino, 1931

Banksy
Bronze Rat, 2006

Libertà nell’arte come Renato Birolli che con il colore distrugge il chiaro-scuro di Novecento italiano e guarda all’Europa e a una pittura senza regole predeterminate, ovvero libertà nell’arte come Banksy il quale, allo stesso modo, nell’arte contemporanea, con il suo “Topino” con pennello ribelle, si esprime fuori dai canoni ufficiali inneggiando all’arte senza frontiere, o come Barbad Golshiri, che non vuole premi da chi rappresenta l’arte ufficiale.

Arnaldo Badodi
Donna al Caffè, 1940

Wangechi Mutu
Untitled, 2004

Non tutto è uguale, perché ci sono cose proprie di ogni epoca come la violenza sulle donne di Regina José Galindo e di Wangechi Mutu che è sempre esistita ma prima non si rappresentava.

Arnaldo Badodi
Ragazza, 1941

Josè Regina Galindo
?Quién puede borrar las huellas?, 2003

Arnaldo Badodi lasciava intendere una sottomissione della donna nella solitudine delle sue fanciulle e nei volti tristi delle sue ragazze, ballerine o prostitute; ragazze, quelle di Badodi, che raccontano di una violenza psicologica.

Progetto In pratica

Qualche anno fa l’avvocato Giuseppe Iannaccone ospitò, negli spazi del suo studio legale, in cui è conservata parte della collezione di arte contemporanea, alcune opere di un giovane artista quasi sconosciuto al pubblico. Da quell’incontro nacque un bel legame tanto che, oggi, Giuseppe Iannaccone, è l’unico collezionista a possedere l’intera produzione di Autoritratti di quell’artista: Francesco Gennari. È da questa bella esperienza che è nata l’idea del collezionista di ospitare, all’interno dello studio,  alcune piccole mostre in un continuo confronto con le opere di artisti già presenti nella sua collezione e talvolta già consacrati dai libri di storia dell’arte italiana e internazionale. Alle monografiche di giovani artisti di talento, ancora sconosciuti al grande pubblico, si alterneranno mostre a tema sugli artisti espressionisti degli anni Trenta, così che la collezione Giuseppe Iannaccone sia in continuo dialogo e possa, sempre più, essere vissuta come un unicum, cercando di annullare l’idea di classificare e catalogare in modo meccanico gli artisti e le opere per anno e luogo di nascita. L’intento di Giuseppe Iannaccone è infatti quello di raggruppare espressioni simili per meglio comprenderle, innescando nessi e collegamenti inediti e portatori di nuove suggestioni.
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Apertura straordinaria della collezione

IN PRATICA: Luca De Leva

Cavalli e madonne. Sentimentalmente ispirato a Arnaldo Badodi

dal 9 aprile al 13 novembre 2016

opening sabato 9 aprile dalle ore 10 alle ore 18.00

prenotazione obbligatoria

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Sabato 9 aprile 2016, in occasione della ventunesima edizione di miart – fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea di Milano – inaugura il secondo appuntamento del progetto IN PRATICA, un ciclo di mostre a cura di Rischa Paterlini ospitate nello studio legale dell’avvocato Giuseppe Iannaccone, negli spazi in cui è conservata parte della sua raccolta di arte contemporanea. Dopo la prima presentazione, nello scorso autunno, dell’artista Davide Monaldi, IN PRATICA prosegue nel suo intento di proporre, attraverso il susseguirsi di piccole mostre, un continuo confronto tra le opere degli artisti già consacrati nel panorama internazionale presenti in Collezione e quelle di artisti emergenti di talento, anche se ancora sconosciuti al grande pubblico, invitati per l’occasione a concepire progetti site-specific. A queste si alterneranno mostre a tema sugli artisti degli anni ’30, per andare così a ribadire quel costante dialogo tra forme espressive ed epoche differenti che fin dagli inizi caratterizza la Collezione.

Sabato 9 aprile inaugura Cavalli e madonne. Sentimentalmente ispirato a Arnaldo Badodi, mostra personale di Luca De Leva (Milano, 1986) in cui viene presentato un corpus di tredici opere tra disegni, sculture e assemblaggi concepite appositamente per l’occasione. I nuovi lavori di De Leva nascono dall’incontro quasi “amoroso” del giovane artista milanese con alcune opere del pittore Arnaldo Badodi presenti nella Collezione dell’Avvocato Iannaccone: L’Armadio, 1938; Caffè, 1940; Il Circo, 1941.

“Non conoscevo Badodi prima di vederlo nella Collezione dell’Avvocato – racconta Luca De Leva – e questo è stato il motore scatenante di tutto. Mi sono approcciato ai suoi quadri in maniera spontanea e frontale, ignorando tutto l’apparato di critica e informazione scritta nel tempo su di lui e sul suo lavoro. È stata una pura esperienza visiva, priva di condizionamenti, fonte di ispirazione per questi nuovi tredici lavori”.

Negli spazi dello studio legale, tra le opere della Collezione Iannaccone riallestite per questo appuntamento, trovano quindi collocazione le nuove produzioni di De Leva, in dialogo con i tre quadri di Arnaldo Badodi a cui il giovane artista si è ispirato, creando un gioco di assonanze di sensibilità e atmosfere. La figurazione, il lavoro quasi artigianale e la scelta dei materiali sono elementi chiave dell’architettura formale delle nuove opere di De Leva, costruite per attivare una forma di empatia emotiva con il pubblico e con le opere dello stesso Badodi.

“Per la costruzione di ogni singola immagine – dichiara De Leva – ho usato degli accorgimenti legati all’interpretazione, alla memoria e all’immaginario di ognuno di noi. Li ho ricercati in me, e attraverso lo studio di me stesso secondo la natura di tutti noi. Cerco di diluirmi in continuazione e lo spettatore è presente in queste opere tanto quanto lo sono io”.

“L’umanità raccontata da Luca De Leva – sottolinea Rischa Paterlini, curatrice della Collezione – è molto simile a quella che si ritrova all’interno dei tanti quadri di Arnaldo Badodi, pittore che amo e che ho cominciato a collezionare molti anni fa. La pittura di Badodi racconta sulla tela un mondo vero, vivo, umano, un po’ grottesco ma anche ironico e sorprendente. Ballerine, Pierrot e Saltimbanchi si mescolano insieme e si muovono liberi, come su di un palcoscenico di colori. Proprio come accade nei disegni e nelle sculture di De Leva, dove bambini in maschera, immagini votive e cavallini giocattolo rispolverano ricordi profondi, immagini dell’infanzia e scene di vita vissuta che ci parlano con grazia e leggerezza di un capitolo della nostra condizione umana”.

Collezione Giuseppe Iannaccone

La Collezione Giuseppe Iannaccone ha una genesi e una crescita del tutto particolare, il corpus di opere riunite a partire dall’inizio della fine degli anni Ottanta, è modellata fortemente sullo spirito del collezionista che ha cercato nei dipinti, nelle sculture e nei disegni dei sentimenti di umanità forti, quasi gridati, veri. Così la ricerca lo ha portato a scoprire l’arte tra le due guerre di Corrente, delle Scuola Romana e dei Sei di Torino, e di tutta una serie di pittori fortemente volubili alle sensazioni, alle emozioni che tramutavano in arte. In queste opere il colore parla, si esprime e i soggetti chiosano la realtà quotidiana. Con la stessa attitudine l’avvocato Giuseppe Iannaccone si è approcciato all’arte contemporanea arricchendo così la sua collezione di opere degli artisti internazionali più promettenti, da Raqib Shaw a Micheal Borremans, da Nicole Eisenman a Shirin Neshat, Pietro Roccasalva e Imran Qureshi estendendo la sua ricerca, perfettamente in linea con la contemporaneità, anche alla video-art acquisendo opere di Nathalie Djurberg, Andrian Paci e Regina Jose Galindo. Un rapporto del tutto particolare, invece, lega il Collezionista Giuseppe Iannaccone a un’artista italiano siciliano, Giovanni Iudice. In lui l’avvocato Iannaccone ha trovato un “rapporto con la storia dell’arte siciliana: io avevo nella testa le spiagge di Pirandello, con la loro carne ammassata, avevo in mente Guttuso, insomma un po’ tutte queste figure degli anni trenta e, mi sembrava che Iudice, benchè assolutamente contemporaneo, le avesse un po’ dentro. Forse per la prima volta c’è un’osmosi totale tra artista e collezionista, perché io non sono solo colui che gli compra le opere, sono quello con cui discute d’arte, mi parla dei suoi progetti futuri e il nostro dibattito è continuo.”

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